Di Voce in Voce: alle radici del canto al Teatro Traetta di Bitonto

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“Investire nella cultura non è solo fare spettacolo, ma è uno sguardo al futuro, per scoprire e far capire la bellezza. Alla fine è sempre la cultura che lega tutto”. Queste parole dell’assessore del Comune di Bitonto, Rocco Mangini, la dicono lunga sul ruolo che deve recitare un’amministrazione comunale nel campo della cultura.

Ed è proprio a Bitonto che al Teatro Traetta da alcuni anni si svolge il festival “Di voce in voce”, ideato, organizzato e allestito da Giuseppe De Trizio (a lato) e dai suoi Radicanto (nella foto in alto). Il tema di base è la musica popolare, quella delle nostre radici, ricondotta sui binari della contemporaneità. In poco più di 20 anni sono stati pubblicati ben 10 cd più l’ultimo “Flumine” a nome di De Trizio.

“Di voce in voce” è alla nona edizione e, pur ricalcando il modello delle precedenti rassegne, ora le è stata data una svolta marcatamente letteraria, sia per la presentazione di due libri (“La mossa del teschio” di Federico Pirro e “Avanti c’è un post” di Mark Mc Candy), sia per le ispirate introduzioni di Maria Giaquinto, sia per il motto di Cesare Pavese scelto per l’occasione: “Finchè si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo”.

Nella prima serata si è esibito prima il Real Duo di Michele Lubrano (chitarra) e Luciano Damiani (mandolino) con un repertorio classico in cui si sono fusi suoni caldi e argentini in un gradevole equilibrio. A seguire il progetto Se.Me del salentino Claudio Prima, reduce dalla “Notte della Taranta”: con il suo organetto e un quartetto d’archi ha presentato una evocazione narrativa dei suoni, crocevia di passato e presente. Una ricerca originale e personale da seguire con attenzione.

Sabato 7 Giuseppe de Trizio ha presentato quasi per intero il suo ultimo album, “Flumine”, insieme al fido Adolfo La Volpe.

“Questo lavoro raccoglie tutte le mie esperienze” ha detto il chitarrista. Una specie di riepilogo del suo lavoro, in cui molti pezzi vengono rivisitati per chitarra con una sensibilità incontaminata e più vicina a una visione classico/moderna della musica di tradizione. “Bellavia”, “Marie merci”, “Malvasia” sono momenti riflessivi molto delicati; qua e là fanno capolino il tango, “Tango della diastore”, e la tarantella, “Tarantella prima”; ma si rimane incantati di fronte a “Flumine” e “Primo canto”. Tutte le composizioni sono caratterizzate da una grande cantabilità.

Diverso discorso con i “Uaragniaun”, già presenti lo scorso anno, un gruppo altamurano che ripropone i canti della più genuina tradizione murgiana. L’ensemble fa leva sia su una musicalità semplice e immediata, scanzonata quanto basta per esorcizzare le fatiche della dura vita dei campi; sia sulla voce magistrale e popolana di Maria Moramarco (a lato), vocalist dalla grande comunicativa, capace di elettrizzare la platea. Da segnalare “Cummà Maria”, “Trinz trinz”, “Malacarne” “Allu ballu”. Anche qui è stata presente la letteratura grazie a “Paràule”, una raccolta dei testi delle loro canzoni curato dalla stessa Moramarco.

Gran finale domenica. Di scena Pantaleo Annese, attore, burattinaio, cantante e musicista del “Carro dei comici” di Molfetta, per la terza volta sulla scena del Traetta per “Di voce in voce”. Come già detto in altre occasioni il talento di questo attore è sprecato nella nostra provincia: ancora una volta ha mostrato grandi doti di intrattenitore, dialogando e divertendo il pubblico per presentare (e cantare) canzoni della migliore canzone d’autore italiana. Con la sua ironia ha provato a dissacrare l’immagine del “cantautore sfigato” spaziando da Paolo Conte a Rino Gaetano, da  Vecchioni a De Andrè: per ogni canzone ha parlato, scherzato, raccontato e improvvisato gag, creando un’atmosfera di simpatia malandrina e coinvolgente.

La manifestazione si è conclusa con un omaggio a Domenico Modugno da parte dei Radicanto al completo. “Amara terra mia”, “Tu si’ Na cosa grande”, “Cosa sono le nuvole” (nata dalla collaborazione con Pasolini), “Dio come ti amo”, “Malarazza” vivono di vita propria, grazie ai pregevoli arrangiamenti di De Trizio, il quale in alcuni casi ha dilatato e rallentato i tempi, in altri li ha accelerati ricorrendo in maniera geniale a ritmi di tango. Splendono le interpretazioni di “U pisci spada”, “Io mammeta e tu”, “Vecchio frack” in cui si esaltano le doti teatrali di attrice di Maria Giaquinto, vocalist del gruppo e artista dalla grande presenza scenica. Da sottolineare la prestazione di Giovanni Chiapparino alla fisarmonica, preciso, puntuale, creativo, sotto la direzione di De Trizio, insieme ad Adolfo La Volpe e Francesco De Palma alle percussioni.

La festa è stata completata da “Nel blu dipinto di blu” cantata in coro con il pubblico, e non poteva essere diversamente.

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