Credete davvero che Weinstein sia l’unico (p)orco nello star system hollywoodiano?

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Darryl F. Zanuck. Un Carneade per i più e un milionario marcio e depravato per la cronaca postuma alla sua morte. Professione: produttore cinematografico e presidente della 20th Century Fox, padre finanziario di capolavori come “Piccolo Cesare” e “Eva contro Eva”. Ogni pomeriggio, come riporta quel pruriginoso e illuminante libro “il sofà del produttore”, alle quattro in punto ospitava sul suo divanetto qualche giovane attricetta per testarne tutte quelle qualità che non avevano nulla a che fare con il talento recitativo. Ad oggi, Zanuck è considerato l’inventore del “pedaggio sessuale” ad Hollywood.

Non che di soli produttori-predatori fosse composto il parterre di maniaci sessuali della mecca del cinema! Charlie Chaplin era famoso per le sue tendenze pedofile, al punto che aspettò anni per sposare (uno dei suoi tanti matrimoni) una piccola attrice seienne di cui si era perdutamente invaghito. Eric Von Stroheim era un amante della violenza estrema, al punto di ridurre quasi sfigurate le giovani ragazze che intratteneva con la promessa di una parte nei suoi film. E, per gli amanti della par condicio, Joan Crawford si divertiva a passare in rassegna i futuri giovani divi tra le mura della sua villa.

Prima ancora, in “Hollywood Babilonia” volume I e II, Hollywood era stata massacrata e sviscerata con un occhio rivolto alla cronaca nera più fetida, tra intrallazzi malavitosi e star con il pallino della violenza estrema, talvolta psicologica. Si passa dalla oramai celebre vicenda dell’omicidio di Elizabeth Short, La Dalia Nera, alle sottili torture mentali perpetrate da Alfred Hitchcock sulle sue attrici. Perché anche un uomo geniale e docile come lui scaricava le sue ossessioni sui sottoposti. Attrici costrette a tingersi di biondo, esasperate per rendere la scena più verosimile e così via. Lezione, quella dell’esasperazione, che Kubrick e Von Trier hanno imparato benissimo a spese di Shelly Duvall, Bjorg e, soprattutto, Nicole Kidman che gli ha affrontati entrambi uscendone devastata per sua stessa ammissione.

Su Von Trier si potrebbe scrivere un intero libro in merito al trattamento che ha riservato a Charlotte Ginzburg, una che da “Antichrist” a “Nymphomaniac” ne ha letteralmente passate di tutti i colori sul set. E ha teso sempre e solo lodi per il cineasta. Come, d’altronde, ha fatto la Kidman nonostante “Dogville”. Con Bjorg, al contrario, è nata un leggendario odio sul set di “Le onde del destino”, astio bilateralmente conclamato con tanto di insulti.

Poi, un mattina, Bjorg si sveglia, legge i giornali e scopre che Harvey Weinstein, capo bastone insieme al fratello Bob della mafia cinematografica della Mecca del Cinema, è finito nei guai a causa di Rose McGowan che lo ha sputtanato su twitter accusandolo di molestie sessuali. Bjorg legge e tace. Il giorno dopo scopre che Asia Argento ha cominciato una battaglia, sempre via Twitter, contro Weinstein accusandolo di molestie sessuali. A ruota, seguono altre attrici oramai famose che vuotano il sacco e raccontano al mondo di quanto fosse schifosamente malata la vita di quel ciccione miliardario, marito, padre, maniaco.

Sale a galla tanta di quella merda che Weinstein è costretto ad ammettere tutto e a fuggire in una clinica per curare la sua dipendenza dal sesso, mentre la moglie, la sua società e la Academy Awards lo scaricano a calci. Allora, Bjorg si convince e twitta di molestie subite sul set da un regista danese. Punto. Nessun nome.

A parte che l’unico regista danese con cui ha collaborato si chiama, guarda caso, Lars Von Trier. Nel contempo, una gasatissima Asia Argento, comincia a snocciolare tra le righe altri episodi di violenze subite fino a twittare di un famoso attore/regista italiano che, quando lei aveva 16 anni, l’ha accolta in roulotte con il pene di fuori. Nessun nome anche in questo caso, anche se qualsiasi ricerca incrociata produrrà il nome e cognome di un solo uomo, Michele Placido. Che, prontamente, smentisce tramite il suo ufficio stampa. Come d’altronde fa l’ufficio stampa di Von Trier. Coupe de teatre, Asia pubblica un post in cui sottolinea di non aver fatto alcun nome e di non accusare nessuno in particolare.

Weinstein era perfetto perchè la bomba era stata innescata da qualcun altro. E, ha ruota, si sono accodate tutte le altre star per condannare o ammettere le violenze subite.

A questo punto, chi vi scrive si trova costretto a scacciare ogni dubbio sulla parte più deprimente e pidocchiosa di questa situazione e, quindi, a ribadire quanto già scritto in un articolo precedente: lo stupro e qualsiasi tipo di violenza perpetrata nei confronti di una donna va punito nei peggiori dei modi immaginabili. Punto. Senza falsa retorica o giustizialismo spicciolo. E non ritorno sulla pena che dovrebbe essere applicata per non scatenare le ire degli adepti di Amnesty International.

Ma questa storia non ha nulla a che fare con lo stupro.

Questa storia va oltre il concetto di violenza sotto costrizione. Nella maggior parte dei casi, qui stiamo parlando di qualcuno che si è concesso volontariamente all’orco Weinstein. Nessuna, fino ad ora, ha dichiarato di essere stata afferrata e violentata. No. Duole ammetterlo ma qui stiamo parlando di persone consenzienti. Di chi ha barattato la propria dignità, il proprio corpo per diventare qualcuno nello star sistem, per recitare in un film, per vedere il proprio nome su una locandina, per arrivare ad un Oscar. Weinstein tirava fuori il suo pene e, chi ha deciso di accontentarlo, lo ha fatto scientemente. Che poi alcune testate giornalistiche e giornalisti da strapazzo abbiano caricato i toni all’inverosimile, con titoli francamente offensivi nei confronti delle star e starlette coinvolti, questo è tutto nel malcostume italiota.

Tuttavia, dovremmo riflettere proprio su chi ha accettato e permesso ad un depravato simile di soddisfare le sue malate ossessioni. Vale la pena sottostare a questi compromessi per tentare di raggiungere la gloria? No. Perchè una Donna avrebbe denunciato subito il tentativo di corruzione, anche a costo di perdere ogni occasione ad Hollywood. Non sono lontanamente paragonabili a chi ha subito per davvero uno stupro, sotto minaccia fisica o psicologica, senza alcuna alternativa e che, purtroppo, teme talvolta di denunciare per paura di essere crocifissa anche durante i processi. O, peggio, per le minacce del proprio aguzzino.

Non paragonate una vittima di violenza VERA a chi ha accettato la scorciatoia pur di diventare “qualcuno”. Che siano state prese di coscienza tardive o bombe a orologeria non è dato di sapere. Di certo va rispettato il dramma passato, qual ora fosse davvero stato assimilato come dramma. Ma ora è troppo comodo dire di non sapere oppure parlare solo per rilanciarsi, fare un nome e tacerne molti altri, solo sussurrandoli. Volete fare una rivoluzione? Bene, fatela come si deve, come nomi e cognomi. Sempre. Non dopo vent’anni. E dopo decine di volte che avete accettato ti chinare il capo per lavorare nel lusso, le pailettes e il glitter. Perché quell’effimero mondo della celluloide non è mai cambiato.

Rispetterete davvero le altre donne così, quelle vere.

Piccola postilla: a memoria di produttori e addetti ai lavori, l’unica donna che non ha mai accettato di prostrarsi sul sofà è stata un’attrice di un certo spessore, che pare avrebbe dato la vita pur di farsi valere per quello che realmente era.

Si chiamava Bette Davis.

Fate vobis.

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