Xylella, studi e ricerche, un focus per capire lo stato delle cose

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“Xylella: il punto su ulteriori studi e ricerche” è il tema su cui si è svolto il seminario di studi, con la formula delle audizioni, nell’Aula del Consiglio regionale, organizzato dagli Uffici di Presidenza delle Commissioni consiliari agricoltura e bilancio.

Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo che ha definito l’evento un’importante occasione di approfondimento dei presupposti scientifici della fitopatologia della xylella, mettendo in risalto l’elevato contributo derivante dai suggerimenti tecnici del prof. Giovanni Martelli dell’Università di Bari e Accademico dei Lincei e del prof. Enrico Bucci della Temple University di Philadelphia e componente della Commissione di ricerca Accademia dei Lincei.

“Occorrerebbe maggior efficacia su tutti i tentativi in corso per debellare questo terribile patogeno e ci auguriamo che la politica possa essere in grado di affrontare questa battaglia soprattutto se si considera il grosso rischio di contagio che si corre su tutto il territorio regionale” – ha rilevato Loizzo.

Gli interventi che si sono succeduti nel corso del seminario sono stati introdotti dai presidenti delle Commissioni Fabiano Amati e Donato Pentassuglia, che hanno entrambi evidenziato quanto sia importante in questo momento riflettere su uno degli argomenti più imponenti come quello della xylella e verificare se la sfida tecnologica è in grado di portare dei vantaggi.

“In una fase molto delicata come questa – hanno ribadito – è necessario fare il punto della situazione ed essere uniti nella direzione giusta condividendola con chi si sta spendendo in prima persona”.

“Non ci sono dubbi scientifici circa il fatto che l’infezione da xylella fastidiosa sia correlata con i sintomi di disseccamento”. Così il prof. Enrico Bucci, secondo cui gli olivi che non mostrano sintomi sono spiegabili sia con errori di metodo, sia con altri fattori noti, che forse anche con la presenza minoritaria di varietà resistenti. “Così come – ha aggiunto il docente – non vi sono dubbi scientifici rispetto al fatto che nell’attuale epidemia pugliese uno dei singoli fattori maggiormente correlati al disseccamento osservato sia la xylella fastidiosa. Gli alberi disseccati in cui non si rileva la patologia sono attribuibili a errori di metodo e forse alla presenza di altri agenti, comunque in misura minoritaria rispetto alla xylella”.

Il professor Bucci ha sottolineato la necessità di evitare che i ricercatori siano sottoposti a pressioni mediatiche e giudiziaria, “cerchiamo di dare ascolto alla ricerca mettendola nelle condizioni di produrre risultati” – ha detto.
Il prof. Giovanni Martelli si è soffermato sulle risultanze emerse dalle analisi condotte su larga scala nel Salento. In particolare è emerso che tutte le piante di focolai maturi e con sintomi conclamati di CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo) sono risultate affette da xylella, ad ulteriore conferma del ruolo del batterio quale agente causale della malattia; i due metodi diagnostici adottati (Elisa e PCR) hanno dimostrato sensibilità adeguata all’intercettazione dei focolai. Tuttavia in alcuni casi (focolai maturi, germopasqua suscettibile Ogliarola/Cellina) usando il metodo più sensibile (PCR) sono stati riscontrati possibili falsi negativi. La presenza di campioni di germoplasma resistente condiziona le percentuali di incidenza di xylella ottenuta dai monitoraggi.

Il prof. Martelli ha anche evidenziato il contributo delle ricerche condotte alle conoscenze sulla infezione in Europa: è stato sequenziato il genoma del primo ceppo trovato in Europa; è stato individuato il primo vettore europeo della xylella fastidiosa; è stato dato un contributo allo sviluppo di protocolli diagnostici adottati dall’EPPO (organizzazione intergovernativa responsabile della cooperazione europea in materia di salute delle piante); è stata dimostrata la patogenicità del ceppo salentino per l’olivo e altre specie suscettibili. Infine è stato individuato il germoplasma resistente ed è stato sviluppato un piano di ricerca europeo con il coordinamento di due progetti Horizon 2020.

Martelli ha spiegato che l’unico modo per salvare gli ulivi monumentali può essere quello degli innesti, una idea degli agricoltori che ha trovato ottimi riscontri. Inoltre ha sottolineato che possono esistere altri vettori, anche in altre aree rispetto al Salento.

Il dirigente dell’ufficio osservatorio fitosanitario, Silvio Schito ha espresso la sua condivisione rispetto all’esito della giornata di lavori. “Un metodo condivisibile per fare chiarezza scientificamente – ha detto.

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Redazione
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