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La paura del Covid costa meno dei decreti

Siamo bombardati da mattina a sera sulla necessità di rispettare il distanziamento sociale, il no agli assembramenti, ai viaggi, agli spostamenti tra comuni-province-regioni, alle code per lo shopping e ai ritrovi natalizi. Allo stesso tempo però s’incentivano i consumi tra lotterie degli scontrini e cashback usufruibili soltanto negli esercizi commerciali fisici, con un tempo contingentato fino a fine anno.

La tv, i media in generale, ci inondano di riprovevoli cittadini che vanno nei centri commerciali, spaziano tra le vetrine, bevono un caffè al bar o tornano al ristorante a pranzo. Dovrebbe essere una gioia – una volta allentate le misure – riscoprire il piacere umano, il valore sociale, e la vitalità economica, di questi comportamenti. Invece l’egida di condanna regna sovrana, soffiando sull’ingiuria anche per chi si prepara al rientro a casa durante le festività.

Una regia martellante fomentata dalla paura del contagio che va al di là delle restrizioni al momento in vigore – ma che fa perno sulla simbologia psicologica più che sui divieti. Il Governo vorrebbe – anche quando non permane un divieto esplicito – che i cittadini continuassero a stare chiusi in casa, o comunque limitassero col contagocce le uscite. Questo perché è presto detto.

La paura costa meno dei decreti

Se io chiudo le attività commerciali o limito il transito delle persone, o impongo un coprifuoco, dovrò ristorare in qualche modo i settori coinvolti. Fondo perduto, slittamento delle imposte, CIGS, una tantum per le P. IVA, ecc., hanno un costo per lo Stato e per il riscoperto valore cruciale del welfare, molto alto. E noi sappiamo bene come annaspiamo con le difficoltà dei vincoli di bilancio e le varie normative europee.

Se invece riuscissimo a indurre gli italiani a modificare intrinsecamente il loro stile di vita ci risparmieremmo la pena di doverlo imporre, e quindi lo stigma sarebbe solo morale. In sostanza se semplicemente è cambiata la mentalità, bisognerà adeguarsi ai nuovi modelli di mercato e quindi il negoziante non sarà in default per la Pandemia, ma perché “grazie” a essa è cambiato il Mondo.

Ci diranno che lo shopping online ha trasformato il ciclo di consumo e così via. Un risparmio di breve periodo per le casse del Tesoro, un salasso incommensurabile per le tasche nostre.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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