Quando a Foggia i nazisti progettavano le bombe

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Già durante la prima Guerra Mondiale, la zona del Tavoliere era stata sede di alcune strutture aeroportuali. Nel 1940-41, però, con la guerra in Albania e la campagna di Grecia, la zona divenne strategicamente importante, soprattutto per i collegamenti con l’altra sponda dell’Adriatico.

Quando il Comando tedesco assunse la direzione delle operazioni, anche la gestione degli aereoporti nella zona di Foggia, fu fortemente condizionata dalle decisioni del Reich.

Il 1º gennaio 1942, l’aeroporto del capoluogo dauno, il più importante della zona, passò ufficialmente alla Luftwaffe, l’aviazione tedesca.
Tutte le basi vennero utilizzate per perfezionare armi sperimentali, come le prime bombe radiocomandate, fra le quali quella che venne chiamata dagli Alleati “Fritz X-1”, ossia la Ruhrstahl SD 1400.

La sigla deriva dall’acronimo in lingua tedesca di Splitterbombe Dickwandig, un tipo di bomba a frammentazione a parete spessa; la cifra 1400 corrispondeva al peso in chilogrammi dell’ordigno.

Il suo sviluppo derivò dalle ricerche compiute da Max Kramer, ricercatore scientifico del Reich, e dall’applicazione delle sue scoperte presso l’industria bellica e siderurgica Ruhrstahl AG di Witten, nella Vestfalia tedesca.

Nel 1938 Kramer aveva studiato l’aerodinamica delle bombe aeronautiche, ipotizzandone il controllo della direzionalità al fine di correggere gli errori d’impatto degli ordigni a caduta libera. Egli applicò ad una bomba standard dell’arsenale bellico della Luftwaffe, alette mobili che potessero essere comandate a distanza affinché, durante la caduta, si riuscisse a rifinire ulteriormente la precisione di puntamento verso l’obbiettivo.

Una commissione di valutazione dell’Reich esaminò i risultati delle ricerche iniziali compiute dal dottor Kramer e, ritenendole interessanti, commissionò uno sviluppo del progetto su un ordigno più potente, il cui carico esplosivo era però di 1400 kg, un peso che poneva seri problemi di manovrabilità.

Gli scienziati tedeschi intervennero sulla dimensione delle alette, dandole una caratteristica forma ad “X” (cruciforme) che le valsero sia la denominazione industriale, da X-1 a X-7, da parte della Ruhrstahl AG, sia quella in codice, Fritz X, assegnatole dalle forze alleate.

All’inizio del 1942, grazie alla costruzione di una galleria del vento in cui effettuare le prove, si intervenne modificando le alette di controllo ed introducendo un freno aerodinamico in coda per ridurne la velocità di caduta. Successivamente si constatò che l’ordigno doveva essere lasciato cadere da una altezza minima di 3900 metri, questo per avere un tempo sufficientemente lungo a consentire di correggerne il volo (e conseguentemente il punto d’impatto) da parte del puntatore.

Le condizioni meteorologiche della Westfalia tedesca ponevano però dei limiti alla sperimentazione da tali altezze, perciò si decise di approfittare del ben più mite clima dei territori dell’alleato italiano e trasferire tutto il programma nelle vicinanze di Foggia.

Qui, in un solo mese, l’equipe del dottor Kramer fu in grado di completare le prove e lo sviluppo e di assicurarne la completa operatività.
Nel settembre del 1942 si costituì un’unità speciale, la Erprobungs- und Lehrkommando 21, deputata ad esaminare la nuova arma. Le prove pratiche furono eseguite utilizzando come bersaglio delle vecchie navi affondate nel Mar Baltico e, dopo aver adattato molti aerei ad ospitare la nuova arma, il 29 agosto 1943, iniziarono le operazioni sul Mediterraneo.

Il 9 settembre 1943 la Luftwaffe realizzò il più importante e celebre successo bellico del Fritz X.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 stipulato con le forze alleate, fu ordinato alla flotta della Regia Marina di far rotta verso Malta, in ottemperanza alle clausole armistiziali anziché, come precedentemente stabilito, attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno.

Così, per impedire che le navi finissero per cadere nelle mani alleate, i Dornier Do 217 K-2 dello III. Gruppe KG 100 attaccarono il convoglio, utilizzando la nuova tipologia di bomba, con il risultato di affondare la nave ammiraglia Roma e di danneggiare la sua gemella Italia (ex Littorio).

Tra i piloti da caccia tedeschi impegnati nell’operazione, c’era anche il futuro artista di fama mondiale Joseph Beuys, la cui arte risentirà moltissino dell’esperienza bellica. Infatti, diventato un convinto pacifista, egli ricordò spesso questi luoghi e questo periodo della sua vita, realizzando delle opere che avevano un chiaro significato “riparatore”.

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