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La scuola italiana senza arte né parte

La scuola italiana è finita nel mirino per la scarsa attinenza che pare avere con il mondo a sé circostante. Prima il grido d’allarme sbandierato da 600 docenti universitari, in cui si sottolineava a Parlamento e Governo la scarsa padronanza della lingua italiana da parte dei nostri laureati.

Adesso invece, finiscono sotto accusa scuole medie e superiori, ree secondo Paolo Galassi, presidente dell’Associazione delle piccole e medie imprese, di non fornire più giovani utili al settore manifatturiero e dei servizi: “L’orientamento scolastico è totalmente fallito. Come abbiamo creato un mucchio di avvocati che ora non sanno cosa fare, ora rischiamo di avere in futuro tante persone che sanno il latino e l’inglese ma non sanno fare un prodotto. Da un’indagine abbiamo compreso che i ragazzi dicono che non c’è alcuna garanzia di posti di lavoro con il tecnico perciò scelgono i licei per avere una cultura più generale per poi girare il mondo. I giovani hanno un’illusione sulla continuità del benessere che si sono trovati. Eppure in Italia abbiamo bisogno di figure specialistiche che vengono dai nostri professionali e tecnici. Oggi utilizziamo i giovani che arrivano dall’Est perché non troviamo risorse all’interno del nostro Paese”.

Una vera beffa quando si parla di crisi occupazionale vedere poi la denuncia delle PMI circa la necessità di importare immigrati per svolgere lavori a cui i ragazzi italiani vengono diseducati. Francesco dell’Oro, esperto di orientamento scolastico, mette sotto accusa i docenti ed i falsi miti: “Il messaggio che passa nelle scuole non aiuta i ragazzi a prendere in considerazione strade diverse. Fin quando nei nostri istituti c’è quest’aria mefitica per cui gli insegnanti continuano a dire che quelli bravi devono andare al liceo, i meno bravi ai tecnici, gli sgarrupati ai professionali e la Croce Rossa alla formazione professionale, stiamo banalizzando una serie di percorsi che possono essere di qualità. C’è un peccato originale che nasce nelle scuole”.

Si potrebbe aggiungere anche la colpa dei legislatori, che negli anni non hanno fatto altro che alzare i requisiti scolastici per accedere a qualunque professione, ignorando invece che un apprendistato serva cento volte più del francese, quando si vuole intraprendere un mestiere artigiano, idraulico, informatico, ecc.

È stato annullato il culto della pratica a favore della nozionistica vaga ed inconcludente, come se si potesse campare con un popolo di sedicenti poeti, pure sgrammaticati.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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