La barba e i baffi sono un ornamento che accompagna l’uomo dall’inizio della sua storia. In Occidente oggi li consideriamo un elemento di stile e buona parte degli uomini contemporanei sceglie come acconciare barba e baffi secondo il suo gusto e le sue inclinazioni personali.

Ricordiamo baffi celebri nel mondo del cinema e dello spettacolo, su tutti quelli di Charlie Chaplin. Se guardiamo all’arte del Novecento non possiamo non pensare ai baffi a manubrio di Salvador Dalì. Una delle immagini più iconiche e rappresentative della scienza del Novecento è la linguaccia sotto i baffi di Albert Einstein. Nel mondo del poker, molti giocatori si contraddistinguono per un look deciso e sopra le righe. Al tavolo verde baffi e barbe trionfano, spesso rappresentando vittorie, senso di sfida oppure le diverse fasi della vita di un giocatore. Nel corso della storia l’acconciatura dei peli del viso dell’uomo ha assunto dei precisi significati sociali, significati ben codificati da diverse culture.

Universalmente la barba viene riconosciuta come un simbolo di virilità maschile, come il segno del passaggio all’età adulta. In molte culture mostrare la barba significa dimostrare la propria virilità, la comparsa della barba nel giovane uomo significa poter ambire a un nuovo ruolo sociale, essere pronti per la fondazione di una nuova famiglia. L’ingrigire della barba viene invece collegato allo scorrere del tempo e all’incedere della vecchiaia, non di rado alla conquista di maturità e di una veneranda saggezza.

Gli Assiri portavano barbe molto lunghe, la lunghezza della loro barba corrispondeva al ruolo di comando e di potere che rivestivano all’interno della loro società. Le barbe venivano spesse cosparse di olii profumati e nell’occasione di importanti festività civili o religiose venivano coperte di polvere d’oro e d’argento.

Per gli Egizi radersi non era solo questione di igiene, ma una pratica religiosa, che veniva compiuta con appositi rasoi. I faraoni egizi non portavano baffi, ma lasciavano crescere lunghe barbe appuntite e intrecciate a rappresentazione del loro potere. Il valore simbolico era talmente forte che spesso questi sovrani facevano uso di barbe posticce, persino nel caso di donne come la regina Hatshepsut. Inoltre, guardando alla barba delle statue dei faraoni possiamo capire quando la statua è stata realizzata. Se il faraone ritratto porta una barba liscia significa che era in vita al momento della realizzazione dell’opera a lui dedicata, se invece la sua barba è arricciata questo significava che l’opera è stata realizzata dopo la sua morte.

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Gli antichi Greci amavano particolarmente le barbe, segno di virilità e di forza. Secondo quanto testimoniato da Plutarco in “Vita di Argesilao” la civiltà guerriera degli Spartani considerava la barba un simbolo di primaria importanza nell’aspetto di un soldato, tanto che era in vigore l’uso di radere metà del viso di colui che in battaglia si fosse comportato da codardo. Questo permetteva di rendere immediatamente riconoscibile chi si fosse macchiato di quello che era considerato uno dei peggiori “peccati” della società spartana, la mancanza di coraggio, dote fondamentale di un guerriero. Le cose cambiarono invece nell’epoca del glorioso impero di Alessandro Magno. Il giovanissimo regnante macedone pare che fosse praticamente imberbe rispetto ai suoi temibili avversari persiani, che portavano lunghe barbe foltissime. Da qui l’usanza di sbarbarsi, che si diffuse presto in tutta la società ellenica su imitazione dell’Imperatore.

Anche a Roma gli uomini erano soliti sbarbarsi con cura. L’uomo romano era infatti piuttosto pratico e pragmatico, poco avvezzo ai fronzoli e molto attento all’igiene personale. Per il romano la barba era cosa da “greco”, da uomo raffinato, se non addirittura “molle” e troppo preso dalle sue chiacchiere. In battaglia la barba si rivelava svantaggiosa, dal momento che poteva rappresentare un appiglio per il nemico durante i combattimenti corpo a corpo. La barba nella cultura latina diventa l’ornamento del filosofo. Non a caso l’Imperatore Adriano, noto per la sua passione per la filosofia greca, sceglierà di lasciarsi crescere una folta barba. Alcuni dei suoi successori lo seguiranno, ad esempio Marco Aurelio, Settimio Severo e Caracalla.

Con l’avvento del Cristianesimo la barba diventerà uno degli elementi iconografici più rappresentativi della figura di Gesù. Tuttavia, nel corso dei secoli il cristianesimo si porrà in modo diverso nei confronti delle acconciature del viso. Il mondo bizantino e ortodosso nei primi anni dell’XI secolo privilegiava sacerdoti dalle lunghe barbe, ancora oggi molto diffuse nel mondo ortodosso. Nel mondo latino cattolico vi era una certa diffidenza nei confronti della barba, spesso associata all’idea di peccato e di vanità, tanto che papa Gregorio VII nel 1073 obbligò tutti i sacerdoti cattolici a radersi.

Inizialmente nell’Alto Medioevo lunghe barbe, lunghi capelli e imponenti baffi erano tipici delle popolazioni barbariche ed erano simbolo di valore militare e coraggio. Solo verso il Duecento pare che la barba iniziò a passare di moda, Federico II di Svevia e Filippo il Bello di Francia erano soliti sbarbarsi regolarmente. Nel Trecento la barba è un simbolo di saggezza, la portano gli uomini di legge e gli anziani. Per lungo tempo saranno portati solo da minoranze della popolazione europea. Nel Seicento barbe e baffi torneranno vistosamente di moda, in chiave tutta barocca. Gli uomini inizieranno addirittura ad arricciarsi barbe e mustacchi con ferri i caldi e a ricoprirli di oli profumati. Nel Settecento invece il viso rasato diventa un imperativo, a torreggiare sui visi ci sono imponenti parrucche. L’Ottocento romantico segnerà un gran ritorno della barba, che si trasformerà in segno di ribellione, di vita dedita all’arte e alla rivoluzione. Un significato simile lo manterrà anche Novecento, diventando uno dei simboli di riconoscimento del movimento hippie negli anni Settanta, in contrapposizione ai visi glabri dei periodi bellici della Prima e della Seconda Mondiale. Si è tornati poi negli anni Ottanta a visi relativamente rasati, per vedere poi negli anni Novanta affermarsi la moda del pizzetto. Intorno al 2010 sono tornate di moda barbe lunghe e folte tipiche della cultura hipster. Oggi le barbe tendono a diminuire, soprattutto in relazione all’uso di mascherine. Chissà quali mode prenderanno piede negli anni a venire…

 

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