Terra d’ombra è un romanzo storico scritto dal barese Mariano Rizzo e ispirato alla figura di Paolo Finoglio (1590-1645), pittore tardomanierista attivo nel Regno di Napoli nella prima metà del secolo XVI, celebre per il ciclo di dieci tele sulla Gerusalemme Liberata esposte a Conversano (BA).

L’opera nasce con l’ambizione di tracciare una biografia romanzata ma credibile del Finoglio, comprensiva della sua evoluzione artistica e delle vicende familiari. Una puntuale ricerca bibliografica e archivistica atta a connettere i pochi dati certi sulla vita del pittore, oggetto di studi solo a partire dalla seconda metà del XX secolo.

Per meglio raggiungere questo obiettivo è stata adottata la giustapposizione di due piani narrativi, in terza e in prima persona: da un lato il dato “oggettivo”, dall’altro le suggestioni artistiche del Finoglio, che si estrinsecano in vere e proprie visioni d’incubo del tutto pertinenti alle contraddizioni del periodo preso in esame.

Alla vita del Finoglio s’intervallano le ricostruzioni di episodi realmente accaduti negli anni di vita dell’artista, come ad esempio l’eruzione del Vesuvio del 16 dicembre 1631; nondimeno la vicenda del pittore incrocia quella di personaggi storici da lui realmente incontrati, tra gli altri il Caravaggio, Artemisia Gentileschi e il conte di Conversano Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, ai quali è stata data dignità di comprimari con uno studio biografico e psicologico atto a renderli umani e credibili; anche in questo caso è stato determinante lo studio di fonti coeve e saggi autorevoli in materia.

Particolare attenzione è stata riposta nella ricostruzione puntuale delle tre città in cui Finoglio visse, Napoli, Lecce e Conversano, ottenuta mediante lo studio di mappe topografiche e vedute artistiche coeve. Completa l’affresco storico la rievocazione dell’atmosfera socioculturale del ‘600, che vedeva contrapposti estrema povertà e lusso sfrenato; presente anche una componente “gotica” che attinge dal folklore e dalla credenze popolari del Regno di Napoli, anch’esse fondamentali per la comprensione della mentalità artistica (e non) dell’epoca.

Il romanzo è suddiviso in quattro parti, corrispondenti ad altrettante “fasi” della vita del Finoglio e alle città in cui ha vissuto: Napoli, Lecce, nuovamente Napoli e infine Conversano. Ciascuna sezione porta il nome di un diverso pigmento (Bianco d’ossa, Blu d’Oltremare, Rosso di Marte e Nero di vite), che rimanda a uno dei quattro elementi e che al tempo stesso è visibile sulla tavolozza che l’artista impugna nel proprio Autoritratto, cui il romanzo è dichiaratamente ispirato e che si propone come immagine di copertina. Lo stesso titolo Terra d’ombra richiama un pigmento, ma è anche un gioco di parole che ha come oggetto il Regno di Napoli e i suoi contrasti seicenteschi. I singoli capitoli sono invece denominati col titolo di un dipinto, cui si fa direttamente menzione nel testo o al quale si ispirano delle scene.

Completa il romanzo una corposa bibliografia/fontigrafia, che si propone di rendere scaricabile da internet assieme a una serie di contenuti che vanno a espandere il testo: biografie sintetiche dei personaggi realmente esistiti che compaiono nel romanzo, dissertazioni sul periodo storico e sui singoli eventi, elenco ragionato dei dipinti menzionati nell’opera.

Terra d’ombra è destinato agli amanti del romanzo storico e della storia dell’arte, ma anche a chi preferisce le atmosfere gotiche già presenti nel mio primo lavoro Storie di Tenebre nella Storia di Puglia.

L’autore

Mariano Rizzo (Bari, 1987) è archivista, paleografo e restauratore di libri antichi; nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro Storie di Tenebre nella Storia di Puglia (Edizioni di Pagina). Suoi racconti figurano in numerose antologie; è autore dei testi dello spettacolo musicale Io sono Lucrezia di Dominae Ensemble, ispirato alla vita di Lucrezia Borgia; collabora con la testata Classicult per la quale cura, insieme a Gianluca Colazzo, la rubrica Scripta Manent, dedicata alla storia della scrittura.

 

 

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