La Scuderia Ferrari è l’unica casa automobilistica da sempre presente nel mondiale di Formula 1. Dalla prima gara nel 1950 a Montecarlo le macchine del Drake ci sono. Per un pilota di Formula 1, correre per la Ferrari è semplicemente il massimo. Un sogno che in pochi sono riusciti a realizzare. Moltissimi altri, invece, hanno sperato, tentato ogni strada, forzato ogni porta pur di diventare ferraristi, ma alla fine non ce l’hanno fatta.
L’elenco è nutrito. Tra loro, gli sconfitti di quella vera e propria corsa per un sedile di una “Rossa” ci sono nomi illustri.
Adriano Cisario, giornalista barese esperto di motersport, ha pubblicato con Ultra Sport “Quasi Ferraristi“, una raccolta di storie di uomini vicini alla meta.
Senna, Patrese, Hunt, Cheever, Moss, Kubica, Nannini, Fittipaldi, Peterson e Martini, dieci piloti, alcuni giovani talenti, altri già stelle di assoluta grandezza, che sono arrivati a un passo dal coronare il loro sogno, con tanto di firma su un contratto o su un’opzione vincolante, ma hanno dovuto arrendersi davanti alla sopravvenienza di candidature più forti o di inspiegabili giochi politici, di incauti temporeggiamenti o di impazienze fatali.
Altri nove (De Angelis, Giacomelli, Hulkenberg, Perez, Jarier, Montermini, Rossi, Giovanardi e Tino Brambilla) hanno invece alzato bandiera bianca dopo una più o meno lunga trafila. Cisario ripercorrendo fatti di cronaca, interviste, appunti e memorie personali di trentacinque anni di passione e attività giornalistica, ci restituisce una narrazione completa, spesso curiosa e talvolta al limite dell’incredibile, di questo coinvolgente “quasi come” a tinte rosse.
Moss: “Il più grande rammarico della mia vita”
Un capitolo del libro è dedicato al grande pilota inglese Stirling Moss (scomparso lo scorso aprile) e al fatto che nel 1951, convocato da Enzo Ferrari, si presentò in riva all’Adriatico per prendere parte al Gran Premio internazionale di Bari. Una volta sul posto, con suo forte scontento venne però informato che la Ferrari a lui destinata era stata assegnata a Taruffi (mai chiariti del tutto i motivi del dietro-front di Maranello). Ferito nell’orgoglio, da quel momento Moss covò forte risentimento nei confronti della Scuderia e del Drake, ma dieci anni dopo, sopiti i rancori e stella di prima grandezza, fu invece ad un passo dal diventare pilota ufficiale Ferrari. Solo il malaugurato incidente di Goodwood mise la parola fine alla sua carriera e al suo sogno rosso. “Il più grande rammarico della mia vita”, dirà.




















