Era il 21 marzo del 1996, a Roma. Una scenografia minima e un piccolo palco fanno da cornice alla prima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie. Un microfono per ricordare 300 vittime innocenti delle mafie. Una lettura di riflessione, preghiera e speranza. “Vogliamo ricordarli tutti quelli di cui leggeremo il nome e quelli di cui non siamo riusciti a trovare informazioni sufficienti”, scrivono alcuni studenti su un volantino.
E’ così che, per assicurare la stessa dignità alla memoria di tutte le vittime delle mafie e ricordarle indistintamente, viene inaugurata la prima edizione della manifestazione. L’idea di raccogliere i loro nomi per darne pubblica lettura – per non dimenticare – nasce dalla volontà del Presidente di Libera don Luigi Ciotti e di Saveria Antiochia, madre di Roberto, giovane poliziotto agente di scorta di Ninni Cassarà ucciso dalla mafia a Palermo il 6 agosto del 1985. Ad avvalorare l’iniziativa, il dolore di un’altra donna, Carmela, mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Da questo momento in poi sono state accolte le proposte dei territori e dei familiari stessi delle vittime.
E così, il 21 marzo di ogni anno, dal 1996, tutte le città del nostro Paese si riuniscono il primo giorno di primavera – in segno di speranza e rinascita – in un grande abbraccio per ricordare le vittime innocenti delle mafie. E’ forte e condivisa la necessità di costruire una memoria comune partendo dalle persone, dai loro nomi e cognomi, dalle storie delle vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere, da chi ha combattuto le mafie a viso scoperto e non si è fatto intimidire dalle minacce e dai ricatti. Tra le vittime non ci sono solo persone che tutti ricordano come Joe Petrosino, Placido Rizzotto, Piersanti Mattarella e i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ma, soprattutto, persone comuni, vittime indirette che si sono trovate accidentalmente nella traiettoria di pallottole o sono state colpite da esplosivi diretti ad altri.
Il 1° marzo 2017, in riconoscimento del valore morale e umano del progetto avviato da Libera, con voto unanime alla Camera dei Deputati, lo Stato Italiano ha approvato la legge che istituisce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
Dal 1996 a oggi la Giornata è stata celebrata a Roma, Niscemi (Caltanissetta), Reggio Calabria, Corleone (Palermo), Casarano (Lecce), Torre Annunziata (Napoli), Nuoro, Modena, Gela (Caltanissetta). E ancora Roma, Torino, Polistena (Reggio Calabria), Bari, Napoli, Milano, Potenza, Genova, Firenze, Latina, Bologna, Messina, Locri, Foggia, Padova. Ognuno di questi luoghi racconta una storia. Neanche la pandemia, che ha colpito recentemente il nostro Paese, è riuscita a fermare il dolore, il ricordo e la memoria: l’evento del 2020, che avrebbe dovuto svolgersi a Palermo, al fine di contenere i rischi legati all’emergenza sanitaria, è stato realizzato sui canali social ed ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di ogni città in diretta web.
Torna qeust’oggi, martedì 21 marzo, a Milano, dopo tredici anni, la manifestazione nazionale organizzata da Libera e Avviso pubblico sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica per celebrare la XXVIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Il corteo partirà da corso Venezia per arrivare in piazza Duomo.
Saranno oltre 500 i familiari di vittime innocenti delle mafie che arriveranno nel capoluogo lombardo da tutta Italia per partecipare all’appuntamento.
Libera ha scelto di tornare a Milano perché quest’anno ricorre il trentennale della strage mafiosa di via Palestro in cui persero la vita cinque persone, per ribadire che mafia e corruzione sono un problema nazionale e internazionale e perché, nell’epoca delle mafie “imprenditrici” che sparano di meno non per sopraggiunti freni morali ma grazie ad un sistema economico globale che permette loro di arricchirsi quasi nell’ombra e senza destare troppi allarmi, diventa fondamentale denunciare il rischio di una sottovalutazione del fenomeno mafioso e riaffermare che non esiste territorio, né Regione, né Stato che possa dirsi esente da questo parassita della democrazia.



















