25 Feb 2026

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Il 20 giugno è la Giornata Mondiale del Rifugiato, l’iniziativa dell’Università di Bari

110 Milioni. Questo, secondo gli ultimi dati raccolti dallUNHCR, l’Agenzia Onu per i rifugiati, è il numero dei rifugiati nel mondo, l’1,28% della popolazione mondiale. Non si tratta soltanto di un numero. Sono famiglie con bambini e con anziani costrette ad abbandonare la propria casa ed il proprio paese. Un fenomeno in crescita esponenziale soprattutto se rapportato al dato del 2013, 10 anni prima, di circa 51.2 milioni di persone. Tra qualche giorno, precisamente il 20 giugno ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato. In occasione di questa giornata, il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università di Bari presenterà l’evento “Storie di vita da Ucraina, Libia, Iraq e Afghanistan”.

Ad oggi, grazie ai dati forniti dall’UNHCR, emerge come tra i paesi che accolgono più rifugiati vi siano Germania, unico paese europeo tra i primi dieci, con 2.1 milioni. Seguono tra le prime posizioni Colombia che accoglie quasi 2.5 milioni di rifugiati provenienti dal Venezuela, l’Iran con 3.4milioni di rifugiati e infine la Turchia con 3.6 milioni di rifugiati la maggior parte dei quali provenienti dalla vicina Siria. A questo dato va aggiunta la situazione ucraina dovuta alla guerra, che vede un numero approssimativo di 5.7 milioni di persone accolte in Europa, ma il dato sarebbe molto più alto se si prendesse in considerazione chi invece si è spostato rimanendo pur sempre sul territorio ucraino (5.9milioni di persone).

Spesso il termine di rifugiato viene confuso con altri termini quali richiedente asilo, profugo, clandestino per citarne sono alcuni. Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 e, conseguentemente, secondo la normativa europea ed italiana, il rifugiato è quel cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese, oppure apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale per le stesse ragioni succitate e non può o, a causa di siffatto timore, non vuole farvi ritorno. Esiste dunque una differenza sostanziale tra il richiedente asilo e il rifugiato. Il primo è quello straniero che ha fatto richiesta di protezione internazionale ed è in attesa di una risposta definitiva in merito. Il rifugiato è colui che ha ottenuto la protezione internazionale.

Esiste poi un termine meno conosciuto, trattasi della protezione sussidiaria secondo quanto riportato dalla Direttiva 2011/95/UE. Essa viene riconosciuta al cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito dal presente decreto e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese. L’elemento caratterizzante della protezione sussidiaria, dunque, non è la persecuzione personale ma il rischio effettivo di subire un grave danno, definito come condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte, tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo Paese di origine, minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale. Conseguentemente, le persone che scappano da un Paese in conflitto e da una guerra, hanno diritto alla protezione sussidiaria.

Infine abbiamo due termini che sono usati nel volgo comune ovvero profugo e clandestino. Il primo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali mentre si è clandestini quando, pur avendo ricevuto un ordine di espulsione, si rimane in quel paese. Dal 2009 in Italia la clandestinità è punita come reato penale.

Tornando al Global Report dell’UNHCR, va sicuramente posto il focus sul fatto che spesso chi scappa dal proprio paese non lo fa solo o esclusivamente per motivi legati a conflitti armati ma anche per motivi economici legati ad esempio all’aumento del costo delle materie prime o dell’energia che rendono queste popolazioni ancora più fragili. Ancora, tra i rifugiati, molti sono bambini ovvero soggetti molto vulnerabili che rischiano, se allontanati dalla protezione socioeconomica e familiare, di essere esposti ancor di più ai rischi legati alla violazione dei diritti umani quali, ad esempio, il reclutamento in gruppi armati o l’esposizione a violenze di genere.  Obiettivi per il futuro? Tanto è stato fatto eppure molto c’è ancora da fare soprattutto per evitare che i paesi vicini, che sono di solito quelli che ospitano la maggior parte dei rifugiati, vengano anch’essi lasciati soli a gestire questa fiumana di persone. Sostegno dunque ai paesi che accolgono e collaborazione con nuovi paesi terzi pronti ad accogliere. Al fine di convertire gli sforzi sin qui fatti, sono considerate e ritenute valide soluzioni di lungo termine quali ad esempio l’integrazione locale nel paese ospitante, il rientro volontario in patria o il riposizionamento in un paese terzo. Durante quest’ultimo anni più di 339 mila rifugiati sono rientrati volontariamente nel proprio paese di origine mentre più di 114 mila sono stati riallocati in un paese terzo sicuro.

Come detto in precedenza, tra le iniziative previste a Bari nell’ambito della Giornata Mondiale del Rifugiato verrà presentato proprio il 20 giugno alle  ore 18 presso il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica “Storie di vita da Ucraina, Libia, Iraq e Afghanistan”.  All’evento saranno presenti Stefano Bronizini rettore dell’Università di Bari, Paolo Ponzio direttore del Dipartimento Dirium, Federico Zecca coordinatore del corso di Studi DAMS, Francesca Bottalico, assessora al Welfare del Comune di Bari. Nelle conclusioni prenderanno la parola Fausta Scardigno, responsabile della Linea di Azione per le iniziative a sostegno delle persone rifugiate e Francesca Romana Recchia Luciani, responsabile della Linea di Azione sulle questioni di genere.

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