
Saranno le Fanove le grandi protagoniste questa sera a Castellana Grotte. Non soltanto elemento sacro con le fiamme che protenderanno all’infinito. Per la comunità castellanese esse hanno un profondo valore storico, simbolo dello liberazione della città dalla peste bubbonica che colpì il territorio locale tra la fine del 1690 e l’inizio dell’anno successivo. Un rituale tanto religioso quanto profano che oggi si ripete: il fuoco arde e attorno si intrattiene la gente, per due chiacchiere o un bicchiere di vino. È motivo di condivisione e convivialità, rituale secolare legato al culto della Madonna della Vetrana che intercesse per liberare la cittadina barese dalla pestilenza.
«Una delle magie di questa notte è l’equiparazione delle classi sociali: non c’è differenza tra il professionista, l’operaio, l’artigiano, il disoccupato – ha dichiarato il sindaco Domi Ciliberti -. Ci fa ritrovare tutti intorno a un fuoco, insieme, con i canti allegorici e le canzoni popolari.»
Dalla celebrazione liturgica alla valutazione tecnica: il programma delle Fanove
Appuntamento alle 19:00 in Largo San Francesco. Dopo la solenne celebrazione liturgica presieduta da fra Donato Sardella nel Santuario della Vetrana, la benedizione della fiaccola e l’accensione della prima Fanova. Seguirà un percorso itinerante con l’accensione delle altre pire allestite per le vie paesane.
Le accessioni, già previste per sabato, sono state posticipate per maltempo. Tuttavia, una commissione ha provveduto come da calendario alla visione e valutazione tecnica di quattordici pire inserite in una sorta di competizione ufficiale. La giuria, composta da circa una trentina di personalità, fra giornalisti, istituzioni e rappresentanti di spicco della città di Castellana, ha potuto valutare altezza, grandezza, originalità, ricerca della tradizione, cura e estetica dei luoghi. A ciascuno di esse i giurati hanno dato un giudizio proprio. Ma le Fanove per i cittadini di Castellana sono intima devozione e sentita tradizione tant’è che vengono realizzate in molte zone del paese.
L’antico rito chiude I Giorni del Fuoco inaugurati nel primo weekend dell’anno con Ab Origine – Laddove tutto ha avuto inizio, la rievocazione storica dell’epidemia che travolse la comunità locale tra il dicembre 1690 e il gennaio 1691.












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