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Il primo obiettivo che si è posto fin dal primo momento dopo la sua elezione a Presidente della Giunta Regionale di Antonio Decaro è stata una battaglia contro le liste d’attesa. Un piano organico che ha coinvolto Asl ed istituti sanitari pugliesi e che ora entra nel vivo, ma deve fare i conti con una risposta dei cittadini dai chiaroscuri evidenti. Se da un lato il monitoraggio regionale evidenzia un’accelerazione dei contatti telefonici per anticipare le prestazioni, dall’altro emerge un fenomeno significativo: quasi un utente su tre sceglie di non cambiare la propria data, rallentando di fatto lo scorrimento dei calendari.
I numeri della fase straordinaria
Negli ultimi giorni di attività (dal 9 al 12 febbraio), le ASL pugliesi hanno messo in campo una vera e propria “task force” di recall. I numeri parlano chiaro:
10.325 persone contattate per anticipare visite specialistiche ed esami.
1.369 pazienti richiamati per anticipare interventi o ricoveri.
1.200 cittadini risultati, purtroppo, del tutto irreperibili ai numeri forniti.
Ad oggi, per quanto riguarda il piano straordinario di abbattimento delle liste d’attesa varato dalla Giunta Regionale il 31 gennaio scorso, sono state richiamate complessivamente 26.190 persone, di cui 21.701 per prestazioni specialistiche e 4489 per ricoveri.
Durante la riunione è emerso anche che alcune Asl sono a buon punto nel recupero delle liste d’attesa con priorità U e B rispetto al target di 124.320 prestazioni entro giugno 2026.
L’enigma dei rifiuti: perché il 30% dice “No”?
Il dato più sorprendente emerso dall’ultima riunione del gruppo di monitoraggio riguarda le motivazioni del rifiuto ad anticipare la prestazione. Circa 3.053 persone (il 30% del campione recente) hanno declinato l’offerta di una data più vicina.
Ripartizione delle motivazioni al rifiuto
| Motivazione | Percentuale |
| Preferenza per la data originale già fissata | 64% |
| Prestazione già eseguita in un’altra struttura | 21% |
| Prestazione non più necessaria (guarigione o altro) | 7% |
| Nessuna motivazione fornita | 8% |
Questi dati suggeriscono che una fetta importante della lista d’attesa “nominale” sia composta da pazienti che hanno già trovato soluzioni alternative (spesso nel privato o in altre province) o che, per ragioni logistiche, preferiscono non modificare i propri programmi, immobilizzando però slot che potrebbero essere destinati ad altri.
Obiettivo 2026: la priorità ai codici U e B
La strategia regionale, come illustrato dal direttore del Dipartimento Salute Vito Montanaro, non si limita a smaltire l’arretrato, ma punta a rendere il sistema fluido per il futuro. Il target è ambizioso: erogare 124.320 prestazioni entro giugno 2026, concentrandosi in particolare sulle classi di priorità più critiche:
Codice U (Urgente): da eseguire entro 72 ore.
Codice B (Breve): da eseguire entro 10 giorni.
“È fondamentale lavorare su due binari paralleli,” ha spiegato Montanaro. “Da un lato recuperiamo il pregresso, dall’altro dobbiamo gestire l’enorme afflusso di nuove richieste correnti per evitare che si creino nuovi imbuti.”
La sfida dell’appropriatezza
Un altro tema cruciale emerso è l’aumento delle prescrizioni con codice di urgenza U e B. Nelle prossime settimane, la Regione intensificherà i controlli sull’appropriatezza prescrittiva. L’obiettivo è verificare che la priorità assegnata dal medico curante corrisponda effettivamente alle condizioni cliniche del paziente, per evitare che un uso improprio dei codici urgenti finisca per penalizzare chi ha realmente bisogno di cure immediate.











