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La sanità pugliese in questo avvio di 2026 si trova davanti ad un bivio drammatico e, in ogni caso, molto complicato da risolvere. I dati emersi dai tavoli tecnici ministeriali degli scorsi giorni a Roma confermano un disavanzo di circa 369 milioni di euro relativo all’esercizio 2025. Una voragine che non è solo contabile, ma che rischia di tradursi in un taglio netto ai servizi per i cittadini e in un congelamento del personale.
A questo punto, viste le cifre in gioco e l’importanza dell’argomento per le tasche di tutti i cittadini pugliesi, è necessario fare il punto della situazione e cercare di capire da dove si è originato questo buco.
Le cause della voragine: costi in ascesa e fondi al palo
Secondo i dati regionali, il deficit è alimentato da un “effetto forbice” insostenibile: i costi sanitari (farmaci, rinnovi contrattuali e mobilità passiva) sono cresciuti del 4%, a fronte di un incremento del Fondo Sanitario Nazionale destinato alla Puglia di appena l’1%.
Le voci che gravano maggiormente sul bilancio sanitario della Regione Puglia e che concorrono maggiormente a creare il deficit di 369 milioni di euro riguardano:
Mobilità passiva: i pazienti pugliesi che scelgono di curarsi fuori regione.
Spesa farmaceutica: in costante aumento nonostante i tentativi di razionalizzazione.
Costi del personale: legati ai necessari rinnovi dei contratti collettivi nazionali.
Il fronte politico: tra rincari fiscali e accuse di mala gestione
La politica pugliese è spaccata sulle soluzioni. Il Presidente della Regione, Antonio Decaro, ha ammesso che la situazione è critica, non escludendo misure drastiche: “Se saremo costretti, interverremo sull’addizionale Irpef per garantire l’equilibrio contabile, ma lo faremo tutelando le fasce più deboli”.
L’Assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, ha sottolineato, invece, la natura strutturale e generalizzata di un problema che coinvolge un po’ tutte le Regioni, a cominciare da quelle del Nord a guida centrodestra: “È un tema serio per tutte le regioni. Stiamo lavorando per un confronto leale con il Governo sul riparto del fondo sanitario, perché non si può gestire un sistema con risorse che non coprono nemmeno l’inflazione dei costi sanitari”.
Dall’altra parte, l’opposizione di centrodestra (Forza Italia e Fratelli d’Italia) attacca duramente: “Questo buco conferma il fallimento di anni di gestione del centrosinistra. Prima di chiudere reparti o aumentare le tasse, ci spiegassero come sono stati gestiti i primariati e gli incarichi di vertice. Non si gioca con la salute dei pugliesi”.
La stretta sulle Sanitaservice
Per evitare il commissariamento e il conseguente “Piano di Rientro” automatico, la Regione ha intanto emesso una direttiva che blocca assunzioni, consulenze e appalti nelle Sanitaservice, le società in-house che gestiscono servizi essenziali (dal 118 alla logistica). È proprio su questo punto che si accende lo scontro sociale.
L’appello di USB Puglia: “Non accettiamo che a pagare siano lavoratori e pazienti”
In questo scenario di incertezza, l’USB Puglia ha rotto gli indugi chiedendo un incontro urgente al Presidente Decaro e all’Assessore Pentassuglia. Di seguito, la integrale del sindacato:
“Parliamo di un disavanzo di circa 360 milioni di euro, una situazione certamente seria ma che non può e non deve essere scaricata sui cittadini pugliesi e sui lavoratori della sanità. Il rischio concreto è che il blocco delle assunzioni finisca per ricadere su chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi sanitari, determinando un aumento insostenibile dei carichi di lavoro e un ulteriore peggioramento delle condizioni operative nelle strutture sanitarie.
USB lo dice con chiarezza: non accetteremo che a pagare siano i lavoratori delle Sanitaservice o i pazienti pugliesi.
Le Sanitaservice rappresentano in Puglia uno dei pochi esempi positivi di superamento degli appalti e delle esternalizzazioni, attraverso percorsi di internalizzazione che negli anni hanno garantito maggiore tutela del lavoro e servizi più efficienti per i cittadini. Interrompere o mettere in discussione questo percorso sarebbe un grave errore politico e amministrativo.
Allo stesso tempo è necessario riportare la discussione nel quadro reale della sanità pubblica nazionale. Il problema dei disavanzi non riguarda soltanto la Puglia. Il Piemonte registra un buco di oltre 800 milioni di euro, mentre la Lombardia denuncia una differenza di circa 1,6 miliardi di euro. Questo dimostra che siamo di fronte a un problema strutturale del finanziamento della sanità pubblica.
Per questo la responsabilità non può essere scaricata sui sistemi sanitari regionali, né tantomeno sui lavoratori. Il Mezzogiorno soffre da anni una cronica carenza di finanziamenti che penalizza il Sud. USB chiede quindi alla Regione di chiarire immediatamente:
Se il blocco delle assunzioni nelle Sanitaservice sia una misura temporanea;
Quali siano le reali criticità economiche e organizzative;
Quali garanzie si intendano dare per proseguire il percorso di internalizzazione.
USB avverte fin da ora che non resterà a guardare ed è pronta a mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie.”











