Spazio alla musica elettronica con la la prima edizione di Bari Music Week – What a Future, un evento presentato dalla storica organizzazione di eventi The Flame che, dagli anni ’90 ad oggi, si occupa di rivoluzionare l’ambiente musicale nel nostro Paese, attraverso la divulgazione di nuovi suoni e nuove melodie elettroniche, realizzati dai grandi artisti underground, nazionali e internazionali.

L’evento vuole dare la risposta ad una domanda ben precisa: qual è il futuro che si prospetta per la musica elettronica dopo tanti anni di evoluzione di suoni sempre più contaminati e di lotte per la sua affermazione negli anni a causa dei continui pregiudizi?

A rispondere al quesito ci hanno pensato, mercoledì 30 nel Fortino Sant’Antonio, la ricercatrice Claudia Attimonelli insieme al giornalista, esperto di musica, Vito Marinelli con il talk “La generazione del suono dall’analogico al digitale. Il Synth”. Il tutto accompagnato dalla magnifica esposizione di macchine e synth, dagli anni ’80 ad oggi, con  strumenti storici che vanno dal Korg al Roland.

Durante l’evento di Bari Music Week si è parlato molto dello storico passaggio dall’analogico al digitale, tappa fondamentale che ha sviluppato l’idea che tutto ciò che non fosse digitale dovesse essere considerato inadeguato all’ascolto, e che solo un suono pulito e perfetto potesse prevalere nel mercato. Oggi tutto ciò è stato completamente sdoganato in virtù di una rivalutazione dell’analogico e di forme sempre più ibride unite al recupero di un suono non più pulito, ma unico e irripetibile. Con il synth analogico, infatti, il suono non è mai uguale e ciò lo rende più affascinante rispetto al digitale.

La cultura elettronica, poi, da anni si trova a combattere con molti pregiudizi. A partire dalla demonizzazione che ha investito la club culture negli ultimi trent’anni. I club, molto spesso, non sono più visti come luoghi piacevoli in cui ascoltare musica, ma come luoghi di risse o di utilizzo di sostanze stupefacenti da parte dei giovani, riflettendosi negativamente nella cultura elettronica. Non solo. Anche le donne hanno dovuto lottare duramente per far valere il loro ruolo dietro la consolle, visto per molti come un lavoro prettamente maschile.

Ricordiamo alcun nomi importanti come la grandissima Laurie Anderson, abile nell’amplificare i suoni mettendo in rilievo il corpo. Così come la compositrice Suzanne Ciani che ha svolto un importante ruolo nell’ambito pubblicitario riuscendo a creare, grazie al suo synth, il suono di una lattina di Coca Cola, rendendolo autentico nell’immaginario collettivo. Per non dimenticare, infine, anche la grandissima compositrice e produttrice berlinese di musica techno ed elettronica, Ellie Allen. In definitiva, nella cultura elettronica il gender non è più cosi fondamentale, ciò che contava era ed è l’abilità di sentire la musica e la gente.

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