Il repertorio delle canzoni di Domenico Modugno ha fatto il giro del mondo suscitando l’interesse di numerosi musicisti, ma solo in Italia si sono ripetute a ritmo sostenuto rievocazioni in onore dell’artista di Polignano. Al giusto plauso di pubblico e critica ha fatto riscontro in questi anni un’autentica (ed esagerata) corsa a reinterpretare quelle canzoni, con risultati non sempre di buon livello. Ma quando abbiamo saputo che vi stavano mettendo mano i Radicanto di Giuseppe De Trizio, abbiamo capito che si trattava di qualcosa di importante. Circa quindici composizioni, fra le più significative del Mimmo nazionale, sono state intelligentemente arrangiate da De Trizio e affidate alla interpretazioni di Maria Giaquinto, vocalist del gruppo, e Nabil, leader dei Radiodervish. Pensato, elaborato e messo in atto, il progetto è diventato un concerto, “Trapunto di stelle”, che ha esordito venerdì scorso al Teatro Forma, inevitabilmente sold out per l’occasione. L’evento concludeva la rassegna “Sorrisi e canzoni” organizzata dalle associazioni “Echo events” e “I buffoni del destino”.

Con le canzoni di Modugno è facile ottenere successo, anche con la semplice riproposizione; difficile è valorizzarle con qualcosa di personale che aggiunge, senza togliere o snaturare. De Trizio centra l’obiettivo e lo fa con serietà e la professionalità che lo distingue, serbando fino in fondo grande rispetto per il maestro. A presentare è la stessa Maria Giaquinto, che traccia un profilo dell’autore seguendo un percorso artistico/biografico: la cantante-attrice ha raggiunto grande maturità, sia a livello interpretativo che letterario. Infatti le sue presentazioni sono ricche di trovate poetiche molto ispirate, non legate ad improvvisazioni ma frutto di momenti meditati e condivisi a livello musicale. Eleganza e leggerezza impreziosiscono le sue parole che precedono sempre le parti cantate. La rievocazione non è mai fine a sé stessa.

“Pizzica pizzica” e “U pisci spada” introducono “Amara terra mia”: la canzone sembra tagliata su misura per la voce, la sensibilità e la storia di Nabil, palestinese che vive a Bari dal 1983, quando vi arrivò per frequentare l’Università. La sua interpretazione è intensa e sofferta, ricca di una partecipazione emotiva difficile da dissimulare. Si passa a “L’uomo in frack”, che si colora di tango; a “Dio come ti amo”, splendida, per solo voce (di Maria) e fisarmonica; a ”Musetto”, che Modugno dedicò alla moglie Franca, e “La donna riccia”; a “Cosa sono le nuvole” e “Malarazza”, da un sonetto di autore siciliano che Dario Fo aveva rielaborato negli anni ’70. Si arriva quindi a “Tu si ’na cosa grande”, cantata da Nabil per metà in arabo (la musica non ha confini di alcun genere) e a “Meraviglioso”, capolavoro assoluto del concerto: “La vita non va solo vissuta, va anche pensata” dice Maria, e con un arpeggio delizioso alla chitarra di De Trizio, partono le note in una versione lenta, delicata, a due voci. E’ un canto di speranza, di fratellanza, di fiducia nella vita.

I Radicanto sono anche Giovanni Chiapparino alla fisarmonica e Adolfo La Volpe al basso e chitarra elettrica: i loro intermezzi o le “code” conferiscono quel sapore di improvvisazione che sono elementi originali e peculiari nel quadro complessivo del progetto e degli arrangiamenti. Le strizzatine d’occhio al tango (Chiapparino) e al rock (La Volpe) son quanto mai opportune. Alle percussioni Francesco De Palma, al quale è stato sufficiente solo il gioco di spazzole.

“Nel blu dipinto di blu” è il gran finale. E non poteva essere diversamente!

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