Si inaugura sabato prossimo L’Ozio, la mostra personale di Pierluca Cetera (a cura di Francesco Paolo Del Re), presso il Museo Nuova Era di Bari (Strada dei Gesuiti, 13, con orari di apertura dal martedì al sabato dalle ore 17:30 alle ore 20:30).
Il motore del lavoro è l’operosità; è questa l’unica garanzia di un profitto, di un progresso, del trionfo che viene accordato dal Dio Successo.
Per quanti vivono sotto la minaccia del tempo che passa inesorabile e non ritorna indietro, non c’è crimine più infame della perdita di secondi, minuti e ore preziosi. Non si considera niente di più turpe, sotto il cielo di inesausta efficienza che ci sovrasta, dell’ozio. Non esiste maledizione più perfida e terribile di una porzione di giornata stornata al conto indefesso delle briciole concesse a noi, formiche laboriose.
Eppure, contro la logica di un tempo che si fa tutto denaro, è possibile un ozio fecondo, ubertoso, che non genera vizi ma è foriero di progetti futuri, di semine audaci, di sviluppi fruttuosi. Un ozio creativo e propulsivo.
È il riposo – a volte estatico a volte contemplativo e a volte semplicemente inerte – degli artisti, dei musicisti, degli scrittori, dei teatranti.
Oziare infatti per l’artista non significa perdere tempo, al contrario è il momento della produzione prima della forma, del potenziale puro. Un’occasione di ricerca e fantasticheria, di elaborazione di idee e di costruzione di ponti e palazzi mentali. È, questo, un ozio frainteso, vituperato da chi non lo sa coltivare. È triste il destino dell’artista che costantemente si sente richiamato alla realtà da chi, vedendolo sapidamente oziare, non capisce il suo travaglio sospeso e si permette di svilirlo, classificandolo come tempo sprecato.
Pierluca Cetera fa un personale elogio del tempo perso e dei perdigiorno che lo coltivano supini. Ne sceglie sei, di questi intrepidi esploratori delle amene terre dell’ozio, mettendo nel novero (e in mostra) per primo se stesso e poi attingendo alla cerchia dei suoi amici, fino a proporre una galleria di ritratti che è simile a un gioco di specchi.
Sono loro gli oziosi protagonisti della mostra “L’Ozio”, progettata e congegnata per le stanze del Museo Nuova Era di Bari. Pierluca Cetera ne dipinge i ritratti a olio, a figura intera e quasi tutti a grandezza naturale, su ampie tele grezze tutte diverse tra loro, alcune di cotone, una di lino e altre ottenute dalla cucitura di tele più piccole.
Li immagina mentre se ne stanno distesi a pensare, li ritrae sdraiati su un divano che noi non vediamo e del quale resta solo un accenno, una macchia scura a forma di triangolo o di
quadrilatero irregolare. Perché “l’artista è come sospeso in un limbo: può cadere in un abisso o volare alto”.
Ma non vi avrebbe detto tutta la verità. La verità infatti è che anche i perdigiorno – o forse soprattutto loro – sono sottoposti alla tirannia del tempo. E ogni giro di lancette significa un passo ulteriore verso la Signora Morte. E questo rende scomodo ogni ozio, ancorché creativo. Non lo danno a vedere, i perdigiorno, ma sono consapevoli del nero e si affrettano lentamente nell’esercizio del loro ozio vitale; lentamente si affrettano proprio in virtù del nero che li porta e che li pungola e che li spinge a non avere pace. Guardiani di una soglia che li fa oltreumani




















