I cambiamento climatici, la deforestazione, l’inquinamento delle acque, lo scioglimento dei ghiacciai sono solo alcune delle problematiche di emergenza di cui è impossibile rimanere indifferenti. Gli accordi messi in atto dai governi non sono sufficienti a salvare il pianeta e i dati sull’inquinamento sono sempre più allarmanti, per questo occorre una maggior presa di coscienza di tutti i cittadini sulle tematiche globali, operando soprattutto a livello locale, senza trascurare l’importanza delle piccole iniziative. A tal fine a Bari è stato presentato il primo locale, Caffè Portineria, ad aderire al circuito “Plastica Zero”, iniziativa promossa dal gruppo locale Greenpeace che da sempre, con costanza, opera per la tutela dell’ambiente, attraverso azioni di sensibilizzazione che mirino non solo ad una maggior coscienza da parte dei cittadini, ma anche a sfatare quei luoghi comuni secondo cui ogni cambiamento sia impossibile. Massimiliano Boccone, uno dei coordinatori, ci parla in questo articolo di Greenpeace e di questo importante progetto di sensibilizzazione.
Massimiliano, mi parli del progetto “PlasticaZero”
“Questo è un progetto che è partito ufficialmente nella seconda metà di marzo, tutti i volontari di Greenpeace si stanno muovendo sul territorio per aiutare a far entrare i locali in questo iniziativa. Questo è un circuito in cui essi si impegnano a non utilizzare alcun tipo di plastica usa e getta nella loro attività con i clienti. Chiaramente questo è un loro impegno, non è una certificazione che Greenpeace dà al locale, in quanto la nostra associazione si limita ad aiutarli in questo percorso al fine di costituire una rete di locali che man mano viene aggiornata a livello nazionale. Chiunque può chiedere di farne parte, il Caffè Portineria rappresenta il primo locale a Bari che è riuscito ad entrare nei requisiti che noi richiediamo Questi locali provvederanno a eliminare tutto quello che è plastica usa e getta, principale responsabile della contaminazione dei mari e della nostra terra. Inoltre non dimentichiamo che adottare queste nuove prassi, può portare anche ad un risparmio economico per chi decide di aderire”.
Oltre questa iniziativa, vi siete occupati anche di organizzare con successo, insieme ad altre associazioni di volontariato, il “Pic nic senza plastica”, tenutosi nel giardino Gargasole, in cui avete utilizzato lo slogan ”Il mare non è usa e getta”. Quali politiche andrebbero adottate, secondo lei, per tutelare al meglio le nostre acque?
“Sicuramente politiche che mirino ad una riduzione a monte della plastica usa e getta sarebbero un passaggio importantissimo. Lo scorso anno Greenpeace ha svolto un importante progetto nazionale che si chiama Plastic Radar che verrà riproposto anche quest’anno, in cui si invitavano tutti i cittadini italiani a fare delle foto di rifiuti di plastica sulla spiaggia e inviarle ad un numero indicato da Greenpeace Italia, con la localizzazione di quel rifiuto, a patto che fosse identificata la marca di quell’imballaggio. A fine estate sono state numerosissime le comunicazioni fatte dai cittadini da tutta Italia, questo a dimostrazione che le coste, nonostante vengano pulite dai Comuni, o dalle aziende preposte, sono pienissime di plastica, in quanto il mare è pieno di plastica. Inoltre non deve esistere solo la politica dell’oppressione, ma ci deve essere anche e soprattutto collaborazione, in quanto non è solo un problema dei nostri mari, ma è un problema a livello globale, che riguarda gli interi ecosistemi, per questo bisogna risvegliare il senso civico di tutti”
Partendo da questa prospettiva, come operano i volontari di Greenpeace a livello locale?
“I nostri volontari a livello locale si occupano di informare e sensibilizzare la popolazione sempre ed esclusivamente su tematiche nazionali e globali, inoltre noi facciamo anche molte attività nelle scuole e nelle università. L’informazione deve partire soprattutto dai più piccoli, parametrandoci, in particolar modo, su quella che è l’età del bambino”
Mentre come pensa stiano lavorando le amministrazioni e la politica su questa linea?
“Sia a livello internazionale, nazionale e locale si sta lavorando davvero poco. I problemi sono seri, soprattutto se si pensa al cambiamento climatico in atto di cui è impossibile rimanere indifferenti, ciò porterà a problemi sempre maggiori perché l’abuso di fonti fossili sta alterando sempre di più il nostro ambiente. Gli interventi delle istituzioni sono spesso blandi, senza generalizzare, in quanto ci sono le amministrazioni più virtuose che si impegnano, ma purtroppo rimangono casi isolati in un panorama che si muove molto lentamente. Un elemento positivo è che c’è una sensibilità maggiore tra i più giovani, anche se non si deve pensare che siano solo i ragazzi a salvare il mondo, in quanto quest’ultimo deve essere gestito meglio da chi ha la possibilità di farlo, prima che sia troppo tardi”.
Ultima domanda prima di salutarci: prossimi obiettivi di Greeanpeace?
“Perseguire più risultati possibili nelle campagne attualmente attive, continuando ad informare e a sensibilizzare. Un’ altra problematica importante su cui stiamo lavorando molto, perchè ha un effetto determinante sull’ambiente, riguarda l’allevamento intensivo del bestiame . Inoltre, stiamo combattendo anche sulla gestione delle risorse marine, come la pesca intensiva del tonno, l’ alimento più consumato in occidente, che sta riducendo drasticamente la fauna. Le problematiche sono tantissime come ad esempio anche l’abuso dei combustibili fossili su cui tenderemo a fare pressione sui governi”




















