Già da un bel po’ di anni i cittadini molfettesi potevano osservare svolazzare nei loro cieli degli uccelli molto diversi dai soliti colombi, dai simpatici passeri o da altre specie più comuni nel nostro territorio. Delle nuvole verdi schiamazzanti che si rincorrevano da un albero all’altro. Gli avvistamenti non sono mancati anche nelle zone limitrofe: poteva capitare di scorgerli tra gli alberi dell’ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie o di sentirli rumoreggiare mentre eravamo seduti alle panchine della Villa Comunale di Trani. Sembra, però, che l’insolita presenza di questi volatili stia causando problemi all’agricoltura locale. Di quale specie animale si tratta e perché se ne sta parlando solo ora?

I parrocchetti monaci: dalle gabbie alle città e campagne pugliesi

I pappagalli verdi che è possibile avvistare nel nord barese sono i parrocchetti monaci (Myiopsitta monachus). Sono animali originari del Sud America: lunghi tra i 28 e i 31 centimetri, hanno la parte superiore e l’addome di colore verde, fronte, gola e petto grigio chiaro, ali bluastre e becco arancione. Quelli che vediamo sono uccelli originati da aufughi. Cosa significa questa strana parola? Sono i figli (nipoti e pronipoti), di animali sfuggiti alla cattività. Contrariamente a quanto scritto in alcuni articoli, non sono migrati dall’America Meridionale sino a qui per poi trovare un clima caldo e diventare stanziali. I parrocchetti erano qui in cattività e, scappati dalle gabbie o volontariamente rilasciati, hanno occupato i territori in cui erano stati trasportati. Attualmente nidificano localmente in piccole colonie in Belgio, alle Canarie, in Slovacchia, in Spagna – sono a Barcellona e nelle Baleari – e in Italia.
Un’altra specie invasiva più difficile da avvistare è il parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), sempre verdissimo, originario dell’Asia meridionale e dell’Africa sub-sahariana, che ora vive in numerosi paesi europei, compreso il nostro.

La denuncia di Coldiretti

Ritorniamo al parrocchetto monaco. È di ieri la pubblicazione della denuncia di Coldiretti riguardante la diffusione degli individui di questa specie nelle campagne pugliesi. Coldiretti Puglia ha dichiarato che esiste “una invasione di pappagalli verdi nelle campagne che, dal primo insediamento a Molfetta, hanno preso possesso di città e campagne a Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Santo Spirito, Bitonto, Bitetto, Palo del Colle, Binetto, Grumo Appula, fino a spingersi sull’Alta Murgia”. Il problema sembra essere la loro passione per le mandorle. Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, ha spiegato ad Ansa Puglia che si nutrono “di frutta, con una predilezione per le mandorle, dimostrando una straordinaria abilità nel beccare e rompere il guscio, estraendo il frutto e lasciando il mallo attaccato all’albero”.

Aiutiamoli a casa loro: no, i parrocchetti non sono migrati in Italia dal Sud America

Da dove vengono e qual è la loro storia? “Si raccontano molte storie di liberazioni. Sicuramente non sono venuti volando dal Sud America: qualcuno li ha portati qui e li ha rilasciati in natura. Da qui, grazie alla loro grande capacità di adattamento, hanno avuto la possibilità di vivere e riprodursi”. Sono le parole di Antonio Camarda, professore associato in Patologia Aviare del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari e responsabile sanitario dell’Osservatorio Faunistico Regionale della Puglia.
Quindi niente migrazione per loro! E il problema non è nemmeno così recente. “I parrocchetti non si sono diffusi ora”, ha spiegato il docente, “ed è già da qualche anno che hanno raggiunto anche il sud barese. Sono arrivati a Rutigliano, Torre a Mare, e anche a Mola di Bari. La presenza di questi pappagalli ha, infatti, un’origine lontana ed è da almeno una ventina di anni che sono in Puglia. Ma la nostra non è l’unica area colonizzata dai parrocchetti. Anche Roma lo è. Non è un problema che coinvolge solamente il nord barese ma è italiano e anche di altre nazioni. Ad esempio a Barcellona ce ne sono tantissimi: la situazione è di una gravità tale che ormai la città ha preso in considerazione la possibilità di ridurne il numero con piani di cattura”.

L’impatto dei parrocchetti sugli animali e le piante locali

Quali tipi di danni provocano questi pappagalli verdi? Coldiretti ha parlato di perdite nelle coltivazioni di mandorle ma qual è il loro impatto su flora e fauna locali? “Essenzialmente sono uccelli vegetariani, frugivori, e assaggiano tutto quello che incontrano”, ha poi proseguito Camarda, “In più, per quanto riguarda altre specie, inizialmente hanno portato alla riduzione delle popolazioni di alcuni passeriformi del nostro territorio, fenomeno che sembra essere meno grave di quanto ipotizzato. È stato osservato che i nidi costruiti dai parrocchetti possono essere usati da altri uccelli: sono nidi molto grandi, chiamati ‘condomini’, delle dimensioni che raggiungono anche il metro e mezzo, in cui vivono da decine fino a centinaia di animali. I passeri, per esempio, hanno iniziato a costruire i propri nidi all’interno del più ampio rifugio dei parrocchetti. È una sorta di condominio multispecie”.
L’effetto della presenza dei parrocchetti non finisce qui: “Vi è, però, anche un impatto di natura igienico-sanitaria, e persino un impatto sonoro, un vero e proprio inquinamento acustico. Quest’ultimo è dovuto al rumore che producono, specialmente per l’alto numero di esemplari che costituiscono una comunità, ossia diverse centinaia”.
Pur non essendo un’emergenza, è un dato di fatto che esista questo problema sul territorio e sarebbe il caso di intervenire. Bisognerebbe, però, iniziare a effettuare ricerche scientifiche, raccogliere dati concreti, per agire nella maniera più corretta possibile. Il professore ha concluso: “Il problema è che non si conosce la reale entità del fenomeno: si sa che ci sono i parrocchetti, si sa che sono tanti ma uno studio d’impatto su basi scientifiche, al momento, non è stato ancora svolto. La dimostrazione dell’inerzia da questo punto di vista è che questi animali hanno potuto proliferare nel nostro territorio. Questa è una specie aliena, la normativa prevede di eliminarla localmente ma, per prendere una decisione ponderata, nel rispetto della salvaguardia e benessere degli animali, è necessario approfondire le nostre conoscenze”.

Credits immagine: foto di Kira Hoffmann da Pixabay

Banner donazioni