Tony Wheeler, classe 1946, nell’ormai lontano 1972 ha fondato, insieme alla moglie Maureen, la Lonely Planet, casa editrice impostasi subito a livello mondiale quale leader nel settore delle guide di viaggio. Alzi la mano chi non abbia mai sfogliato almeno una guida della nota e prestigiosa collana. E chi meglio di lui poteva prospettare le ragioni ultime di un “atto vitale” quale è il viaggio? Con il saggio Perché viaggiamo”, edito da Edt, Wheeler prova a rispondere ad alcune semplici, almeno in apparenza, domande: perché si viaggia? In che cosa consiste la bellezza di un viaggio? Esiste un modo di viaggiare migliore degli altri?

È sotto gli occhi di tutti un dato incontrovertibile: mai come ai nostri giorni, viaggiare è stato così popolare. L’economia del viaggio è una delle più importanti del pianeta e sembra non conoscere crisi. Un autentico volàno per l’intera economia mondiale. Eppure, si tratta di un’azione tanto consueta e diffusa quanto, per certi versi, enigmatica. «In fin dei conti è per questo che viaggiamo: per capire. I nostri meschini pregiudizi e le certezze vengono lasciati a casa, come gli abiti che non siamo riusciti a stipare nel bagaglio già sovraccarico» sottolinea l’autore.

E così, dopo una vita intera trascorsa viaggiando, l’autore della Lonely Planet ha provato a dare una risposta agli interrogativi che l’esperienza del viaggio porta con sé. Il suo libro risulta, così, ricchissimo di aneddoti originali, di considerazioni semplici ma inaspettate, talvolta dissacrante e talvolta ispirante.

Wheeler, dopo avere visitato ogni angolo del mondo, pone ai lettori diverse questioni al centro degli attuali dibattiti, come per esempio se il turismo di massa possa veramente fare male alle culture locali, o se esistono luoghi che andrebbero esclusi dagli itinerari a causa di forme di governo non democratiche.

L’autore evidenzia che viaggiare non è solo un divertimento o un lusso, ma è l’atto alla base dello sviluppo di qualsiasi forma di cultura evoluta, un bisogno primario per la crescita umana, politica e sociale di qualsiasi essere umano. «E dopo aver viaggiato dappertutto, c’è il piacere semplice del ritorno a casa. Niente rende più cara la propria casa dell’esserne rimasti lontani» ci ricorda Wheeler.

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