Lui, Charlie Hunter, e’ chitarrista di talento formatosi in parte a Parigi, in grado di vantare una ventina di dischi in 16 anni di carriera. Si fa costruire chitarre appositamente studiate, a sette o otto corde: cosi’ ha elaborato una tecnica straordinaria che gli consente di suonare contemporaneamente linee di basso, di jazz, swing ed anche melodiche. Un prodigio. Gira intorno al jazz ma preferisce spaziare in ambiti piu’ tranquilli dove la musica e’ sofisticata e di facile ascolto. Lo troviamo pertanto accanto a Norah Jones, al rapper Mos Def e D’Angelo, polistrumentista che unisce hip-hop e rhythm and blues.
Lei, Lucy Woodward, e’ cantante, figlia di un direttore d’orchestra, che si e’ fatta le ossa nei locali jazz del Greenwich Village; poi e’ andata a fare la corista per artisti come Celine Dion, Rod Stewart, Barbra Streisand e Joe Cocker.
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Dal loro sodalizio e’ nata una tournee nel 2018; quest’anno un disco Music! Music! Music! e un altro tour con tappe in Italia, fino a Bari dove sono saliti sul palco del Teatro Forma.
Il terzo, Derrek Phillips, e’ un virtuoso batterista che ha suonato per Bonnie Tyler e Gloria Gaynor, e nel 2015 ha vinto un Grammy Award. Attualmente segue il progetto Manufactory che unisce hip-hop, rock, jazz e drum’n’bass. E’ stato ingaggiato per sostituire Nick de Bruijn, ma aveva gia’ collaborato con Hunter.
In questo secondo appuntamento per la rassegna Around Jazz del teatro Forma per la verita’ si e’ sentita musica di qualità, ma poco jazz. Charlie si e’ dimostrato abile chitarrista in grado di presentare un suono personale, ricco di sfumature e sottigliezze, ma alla distanza piuttosto pesante. La sua inventiva si limita agli arrangiamenti e al lato tecnico, e in un certo senso il senso del jazz viene sacrificato in nome di un funky-rock con sprazzi di blues. Il fatto stesso che il disco (e il concerto) e’ fatto solo di cover denuncia una certa carenza di creatività.
Da parte sua Lucy Woodward ha sicuramente una voce ben impostata e versatile, ma solo lontana parente del jazz. Mai ferma, sempre ballando a ritmo, ha cantato con intensità e convinzione, trascinando il pubblico con decisione e mestiere. Splendide Soul of a Man di Wille Johnson e Can’t Let Go di Lucinda William; discreta la versione di Wishing Well di Terence Trent D’Arby, molto funky, come la Please Don’t Let Me Be Misunderstood di Nina Simone che nulla aggiunge all’originale. Be My Husband, sempre della Simone, viene trasformata in un ritmo scatenato, senz’altro piu’ vicino ai tempi attuali, ma senza la forza del blues autentico. Per ascoltare un blues degno di tale nome bisogna aspettare The One I Love Is Gone di Hazel Jane Dickens, lungo, tirato, lentissimo, denso di atmosfere notturne. La impalpabile Music! Music! Music!, molto diversa dalla versione di Teresa Brewer, e la piu’ recente scanzonata Ring My Bell di Anita Ward hanno concluso un concerto che ha registrato larghi consensi.
Dal loro sodalizio e’ nata una tournee nel 2018; quest’anno un disco e un altro tour con tappe in Italia, fino a Bari dove sono saliti sul palco del Teatro Forma.





















