Dopo la vittoria di Parasite come il primo miglior film nella storia degli Oscar in lingua non inglese, in programmazione in questi giorni in tutta Italia viene trasmesso un altro capolavoro del regista sud Coreano Bong Joon-Ho: Memories of Murder, (Memorie di un assassino) uscito il 25 aprile 2003, considerato in patria come uno dei migliori film degli anni 2000.

Il film nasce sulla base dell’opera teatrale Come to See Me di Kim Kwang-lim, ispirato alla storia vera del primo assassino seriale coreano conosciuto nel Paese, attivo fra il 1986 e il 1991 a Hwaseong, nella provincia di Gyeonggi.

La storia si svolge in Corea del Sud, durante la metà degli anni Ottanta, quando la quiete di una cittadina di campagna viene turbata in seguito al rinvenimento di una serie di corpi di donne uccise in maniera brutale. Dopo una serie di delitti, l’intera cittadinanza impreparata si rende conto di trovasi davanti al primo serial Killer conosciuto nella storia del Paese. A prendere in mano la situazione interviene il detective Park, proveniente da Seul, che vuole a tutti i costi trovare il colpevole.

Vedendo questo film si respira, seppur in maniera distinta, molti elementi presenti in Parasite: da una narrazione per nulla lineare, ricca di colpi di scena, alla capacità del regista di andare oltre la semplice cronaca nera conosciuta. Nel film, infatti, si riflettono all’interno delle ambientazioni non solo le problematiche sociali che il Paese si trova a vivere tra la metà degli anni’ 80 e l’inizio degli anni ’90, ma anche un insieme di emozioni che finiscono per essere umanitarie, in quanto sfidano le logiche del tempo e dello spazio.

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Memorie di un assassino non è un semplice genere poliziesco in cui lo spettatore rimane in suspance fino alla fine del film per capire chi è l’assassino, ma è un’opera in cui  tensione, dramma e ironia convivono proprio come nella realtà di tutti i giorni. Nulla nella nostra vita è mai perfettamente coerente e molti aspetti inconsci del genere umano non possono essere sempre spiegati, per questo il regista si cimenta fino alla fine del film nel mettere in discussione ogni certezza, piano e convinzione sociale.Tutto viene rappresentato con lo scopo di portare lo spettatore a vedere oltre le apparenze: che sia un investigatore incapace di catturare un serial killer o ai vari protagonisti vittime di un sistema che non li comprende, tutti in qualche modo si trovano a dover fare i conti e a celare le proprie frustrazioni e fallimenti. Ma ciò non lo si evince solo dai vari personaggi, ma anche nell’immagine dello stesso assassino che, sfuggente per tutto il film, non è altro che la rappresentazione di un male che si nasconde nell’ordinario. Perché il mostro non vive nascosto nei luoghi bui come ci hanno sempre raccontato da piccoli, ma s’incarna nella normalità di tutti i giorni. E il regista rende il mostro del film talmente mimetizzato tanto da lasciare lo spettatore in confusione, sperduto nella sua aspettativa di trovare qualcosa di concreto in cui aggrappare la propria ragione.

Per info sulle programmazioni contattare:

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Cinema Vittoria, Monopoli:

Via Rattazzi, 98. Tel. 080/2084108

Cineteatro Sala Farina, Foggia:

Via Campanile, 10. 0881 756199

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Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.