Nel Sud, e in Puglia in particolare, siamo al terzo giorno di “Restiamo a casa”, il tentativo estremo ma necessario fatto dal Governo Centrale di tenere gli italiani al riparo, quanto più lontani possibile dai luoghi affollati e da contagi pericolosi. Il CoronaVirus, come sappiamo, ha cambiato le abitudini di tutti noi e il nostro modo di vivere.
Nel mio paese, a Galatina, come in tutto il resto d’Italia, le scuole si sono attrezzate per andare avanti e non far perdere ai ragazzi giorni e settimane di didattica fondamentale per il loro futuro. Ho ascoltato la testimonianza di una persona amica, in primis, ma soprattutto professionista seria e dalle doti umane e morali elevatissime. La sua esperienza, all’interno del Liceo Classico Colonna, continua, come è ovvio, con le lezioni a distanza. D’accordo con lei, ho deciso di raccontare, in questo breve pezzo, come stanno procedendo gli insegnamenti.
La nostra telefonata è iniziata scherzosamente partendo da una foto in cui la professoressa in questione è impegnata davanti al PC e con un faldone di fogli in mano si rivolge alla web cam e parla ai suoi studenti. Ho esordito dicendo “Lo so che hai messo la giacca, ma nella parte inferiore, quella non inquadrata, hai il pigiama”. Dalla risata che ne è derivata dall’altra parte della cornetta ci siamo iniziati a confrontare sul momento. Lei mi ha raccontato che il progetto di insegnamento da casa, indispensabile e non più rimandabile, è iniziato e va avanti in maniera positiva. Mi ha fatto capire che l’importanza di vedere e ascoltare la reazione dei suoi studenti è vitale, e, per questo, nel momento in cui spiega, pretende che anche i suoi alunni accendano la web cam, per raccogliere le sensazioni, i volti, le emozioni, ma non solo. Anche per rimanere in contatto come se fossero in una scuola reale.
Nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, emergono i caratteri e gli aspetti della personalità di ognuno di noi. Com’è ovvio emergono anche i nostri limiti, le nostre paure, le nostre speranze. Al di là di tutto, la volontà di rimanere in contatto con i propri allievi, anche se questi hanno l’unico compito di stare fermi di fronte a un PC a prendere appunti, è più che altro una necessità vitale per rimanere aggrappati al proprio mestiere, tra i più delicati e fondamentali, e con i contenuti che esso veicola. Perché è vero che non bisogna fermarsi, ma al contrario andare avanti, seppur nelle difficoltà, e continuare a fare la propria vita di studente e di professore: questa è l’unica risposta possibile.
Alla domanda “Come stanno reagendo gli alunni?”, la professoressa è stata netta: “C’è grande voglia di mettersi in gioco, di seguire le istruzioni, di studiare e di non rimanere indietro. Ognuno, in base alle proprie esigenze, alle proprie possibilità, alle proprie connessioni più o meno veloci, ha quella voglia e quell’amor proprio di continuare nel proprio percorso scolastico.”
Ovviamente la chiacchierata è andata oltre dal solo argomento scolastico, e lo sguardo è stato dato a 360 gradi sull’intera situazione “storica” che stiamo vivendo. I ragazzi, com’è ovvio, sono consapevoli di vivere un pezzo di storia, di vivere un qualcosa che dei loro colleghi, tra 30 anni, studieranno e su cui si interrogheranno e di cui discuteranno, come noi abbiamo parlato di peste studiando Manzoni o di colera studiando la storia contemporanea o, cambiando di poco angolazione, di ogm studiando biologia. Tutti argomenti che qualcuno ha vissuto sulla propria pelle e che guardandosi intorno vedeva come la vita, come il proprio contesto.
“Come capire che stanno facendo i compiti realmente?” ho chiesto a un certo punto. “Beh, diciamo che se vogliono fare i furbi o hanno deciso di copiare lo possono fare anche in classe. Diciamo che al di là delle loro reazioni via video, da cui capisco se stanno recependo l’argomento o meno, assegno loro dei compiti e delle esercitazioni che devono inviarmi via mail, whatsapp o qualunque canale on line di comunicazione.” Chiunque ha un figlio a casa in questo momento può confermare che la didattica non si è fermata, che maestri e professori stanno assegnando compiti da svolgere.
Alcune scuole, ad esempio il Liceo Scientifico Vallone, sempre di Galatina, si è organizzato con delle lezioni on line in diretta con la possibilità di essere fruite entro la giornata. Al Classico, la situazione è leggermente differente. Alcune lezioni vengono inviate in diretta, altre registrate. Ma ciò che i ragazzi preferiscono, ci confida la prof, sono gli audio. Le famosissime e temutissime note audio che contengono una spiegazione dettagliata dell’argomento e possono essere ascoltate anche se la connessione non è delle migliori. La spiegazione è semplice: si ha la possibilità di prendere appunti mentre si ascolta, di stoppare e di avviare l’audio a piacimento. Ovviamente mancano dati, tra cui l’espressione facciale, la mimica e l’enfasi su alcuni punti, ma di questi tempi è più che sufficiente.
Un’altra idea che la prof lancerà nei prossimi giorni sarà una sorta di colazione/incontro virtuale in contemporanea. Tutti gli alunni davanti al monitor con la loro cioccolata calda per sorseggiare, chiacchierare e imparare. Un’uscita virtuale per sconfiggere la paura e per passare le ore che sembrano infinite. A proposito di passare il tempo, la sensazione che si è avuta, confrontandosi, è quella che paradossalmente in questo periodo fare i compiti e studiare possano essere un antidoto contro la noia. Mentre in condizioni normali lo studente medio tenta di fare altro ed evadere, in un contesto di residenza casalinga quasi forzata è più facile distrarsi e “ammazzare il tempo” piegando la propria testa su una versione o su un problema o su un capitolo di storia. L’ennesimo ribaltamento delle nostre abitudini e delle nostre convinzioni è servito.
La nostra piacevole chiacchierata è terminata con un messaggio di speranza in cui ci auguriamo che la situazione si possa risolvere nel migliore dei modi e che ci ritroveremo presto faccia a faccia a vivere la nostra vita normale.




















