In Puglia si investe poco e male per le opere pubbliche. O meglio, i soldi ci sono, vengono stanziati, ma poi si utilizzano in basse percentuali.
A 14 anni dalla Legge Obiettivo in Puglia sono state completate più della metà (sette su 13) delle grandi opere deliberate dal CIPE il 31 dicembre 2014, ma per un investimento di soli 227 milioni, pari al 14,62% dei 1.553 previsti dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica).
I dati sono contenuti nel nono Rapporto sull’attuazione della Legge obiettivo del 2001 realizzato ogni anno dal Servizio studi della Camera dei Deputati con il Cresme (Centro ricerche economiche, sociali di mercato per l’edilizia e il territorio) e in collaborazione con l’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici. In generale, si rilevano forti ritardi in tutta Italia, con solo 40 opere completate a livello nazionale sulle 187 previste per un valore di 6,5 miliardi, pari al 4,3% dei 149 deliberati dal CIPE. Nel Mezzogiorno – dove si sono completate più opere rispetto al Centro-Nord – la regione che registra la performance di spesa più elevata per opere completate è la Calabria con il 29,3%, seguita dall’Abruzzo con il 27,7%, la Sicilia (17,7%), la Puglia (14,6%), il Molise (13,7%) e la Basilicata (12,9%).
Rispetto alle altre regioni la Puglia è in coda nella spesa pro-capite per le grandi opere deliberate dal CIPE; con una spesa per persona di soli 380 euro, la Puglia è distantissima dalla media nazionale, pari a 2.453 euro, e precede solo le piccole Abruzzo e Valle d’Aosta.
“Abbiamo sempre detto – commenta il presidente Ance Puglia Delle Donne – che il nostro territorio avrebbe necessitato di parecchie altre grandi opere rispetto a quelle poche deliberate dal CIPE; in virtù della prossima tornata elettorale ci piacerebbe sapere dai candidati alla presidenza regionale quali altri grandi opere si ritengono strategiche per la Puglia, da sottoporre all’attenzione del Governo dopo un percorso di selezione e concertazione con le parti sociali. Sul tema dei ritardi continuiamo a invocare una semplificazione degli iter burocratici per la realizzazione di grandi e piccole opere, che contribuirebbe al rilancio del settore edile, ancora in difficoltà. I 14 anni trascorsi dall’approvazione della Legge obiettivo e la bassa percentuale di opere completate sono l’ennesima dimostrazione di una burocrazia ingiustificabile per un Paese che non può beneficiare di opere fondamentali per la sua crescita”.
Dal rapporto risulta che per la Puglia sono disponibili 1.499 dei 1.553 milioni di euro deliberati dal CIPE lo scorso 31 dicembre per reti stradali (455 milioni), rete ferroviaria (610), ferrovie metropolitane (125), opere portuali (220) e rete idrica (144). Delle opere non ancora ultimate nella nostra regione una è in fase di progettazione, per una si stanno espletando le procedure di aggiudicazione della gara, per una terza l’appalto è stato assegnato mentre per le altre tre i lavori sono in corso. Tra le principali incompiute il nodo ferroviario di Bari e l’ammodernamento delle strade statali 172 dei Trulli e 275 Maglie- Leuca.











