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Immuni, come funziona la App, la tutela dei dati personali e qualche critica

E’ già tempo di critiche per l’app “Immumi” di Bending Spoons, sviluppata in partnership con Centro Medico Santagostino, il cui rilascio è da considerare tra i “parti” più travagliati della storia dell’informatica moderna, accompagnato tra l’altro da un virus omonimo di cui vi abbiamo già messo a conoscenza.

Ma cos’è in effetti Immuni?

Si tratta dell’applicazione per il contact tracing scelta dal governo italiano per il monitorare i contagi sul territorio e cercare di contrastare tempestivamente il virus, rintracciando e isolando le persone che sono state potenzialmente esposte al contagio.

Ma come funziona?

L’applicazione, sviluppata a titolo gratuito da Bending Spoon, non utilizza GPS, ma solo ed esclusivamente il Bluetooth Low Energy: il funzionamento è molto semplice e si basa sull’emissione e la registrazione di chiavi anonime.

Immuni, genera dei codici alfanumerici, che identificano il dispositivo e cambiano periodicamente, diverse volte in un’ora.

I cellulari conservano in memoria i dati di altri cellulari con cui sono entrati in contatto via bluetooth (come precedentemente riportato sottoforma di codici anonimi crittografati). Associati a questi codici ci sono dei metadati (durata dell” incontro” tra i dispositivi, forza del segnale percepito) che entrano in gioco nella valutazione (valutazione che viene fatta direttamente in locale sul singolo device) del “rischio contagio”(per cui in sostanza scambia con altri dispositivi che l’hanno a bordo una sorta di stretta di mano digitale (digital handshake) quando sono a distanza ravvicinata, attraverso il bluetooth low energy (che consuma poca batteria).

Se per esempio Franco e Nicola si incontrano, i loro dispositivi si scambieranno una chiave di esposizione temporanea TEK, Temporary Exposure Key; quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app risulta positivo al virus può scegliere di rendere pubbliche le sue chiavi, gli operatori sanitari gli forniscono un codice di autorizzazione con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il proprio codice anonimo (questo avviene nel modello decentralizzato che sarà la versione definitiva di Immuni. In quello precedente, usato finora nelle beta dell’app, il paziente carica la lista dei codici con cui è stato in contatto nei giorni precedenti); a sua volta tutti i cellulari con l’app prendono a intervalli regolari dal server i codici dei contagiati e se l’app sul nostro dispositivo riconosce tra i codici nella propria memoria un codice di un contagiato, visualizza la notifica all’utente.

I codici delle persone positive al coronavirus vengono conservati su server gestiti da Sogei, società informatica gestita al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, e quindi interamente pubblica, e verranno conservati solo per il tempo necessario (circa due settimane) e, in ogni caso, tutte le chiavi verranno eliminate (sia dgli smartphone che dai server) il 31 dicembre 2020: insomma tutti i dati anonimi, verranno eliminati periodicamente.

Quali sono le critiche che vengono portate all’app Immuni?

Escludendo le critiche meramente politiche, che non trovano senso in un articolo di un blog relativo alla tecnologia possiamo ricondurre il problema a qualche fattore di peso secondo noi rilevante.

Assunto: Lo scopo di Immuni è la salvaguardia dalla salute dei cittadini contrastando tempestivamente il virus, rintracciando e isolando le persone che sono state potenzialmente esposte al contagio.

Critica: L’app immuni non è obbligatoria, il Ministero della Salute ha escluso che ci possano essere forme di imposizione di fatto dell’app, l’utilità dell’app, affinché il contact tracing funzioni realmente sarà, proporzionale all’adozione da parte dei cittadini, ovvero del 60% della popolazione nazionale secondo un famoso studio dell’Università di Oxford.

Critica: L’utente ha potere decisionale sulla segnalazione del contagio. Ma le verifiche cliniche? I falsi positivi?

Critica: In un paese on cui la natalità è al livello più basso dal 1918 ed in cui l’età media è sopra i 45 anni (Fonte Istat) ed in considerazione del fatto che gli italiani hanno manifestato di essere maggiormente refrattari all’innovazione tecnologica questo tipo di “innovazione” potrà davvero essere perfettamente recepita e fare la differenza, quando anche il modo corretto d’indossare la mascherina diventa oggetto di dissertazione?

Critica: Come verranno monitorati i possibili contagi “da turismo”? Un turista tedesco per esempio potrebbe usare un’app “xyz” studiata in germania che potrebbe non scambiare dati con l’app Immuni.

Critica: Con il Bluetooth è possibile tracciare un contatto a prescindere da dove questo sia avvenuto. Immuni che basa se stesso unicamente sulla raccolta di tale dato, quindi, un passante incrociato per strada ed un collega di lavoro con cui si condivide l’ufficio non fanno differenza, ma con la tecnologia GPS, che traccia non solo il contatto ma anche dove questo è avvenuto, è possibile qualificare il contatto e capire se si tratta di un contatto momentaneo, se il contatto è avvenuto in un luogo in cui la distanza di sicurezza e i presidi individuali sono rispettati o meno.

Critica: Immuni utilizza il Bluetooth Low Energy. Ma non tutti i dispositivi mobili presenti sul territorio dispongono questa tecnologia, infatti qualche utente ha segnalato già la problematica sui rispettivi store. Quale soluzione verrà proposta?

Rimangono più dubbi che risposte. Risposte che speriamo tutti possano arrivare quanto prima.

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