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Italia povera, italiano ricco. Mille miliardi di euro sui conti correnti dei risparmiatori

Il Sindacato Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) ci racconta un’Italia con risparmio privato elevatissimo, ed allo stesso tempo con una predisposizione molto scarsa agli investimenti. Un popolo prudenziale il nostro, che preferisce tenere in giacenza sul conto corrente i propri depositi.

Nel 2019 c’erano più di mille miliardi di euro negli Istituti di Credito, ed a quanto pare durante il Covid-19 l’accumulo di denaro è accresciuto, facendo tirare i remi in barca ai cittadini per quel che concerne i rischi sul capitale. Lo scorso anno quindi sono saliti di 45 miliardi di euro i depositi, le polizze vita ed i fondi pensione.

Trend negativo invece a riguardo di azioni e Titoli di Stato. Il sindacato dei bancari commenta così: “I dati dimostrano che i risparmiatori italiani hanno fiducia nelle banche e questo è dovuto soprattutto all’attenzione, alla professionalità e alla quotidiana dedizione delle lavoratrici e dei lavoratori bancari. Proprio grazie a loro, durante questi mesi di emergenza legata al Coronavirus, le filiali degli istituti di credito hanno continuato a operare.”

Ma davvero si tratta soltanto del sorriso degli sportellisti? Ovviamente tanti fattori possono essere chiamati in causa. Anzitutto l’atavica scarsa conoscenza degli strumenti finanziari, che alimenta una forma di “xenofobia” verso operazioni più complesse. Poi, sicuramente, v’è una nota culturale. Prendiamo il libretto di risparmio ad esempio, è da sempre la garanzia equivalente – nell’immaginario collettivo – dei soldi sotto il mattone.

Cittadini spendaccioni non lo siamo mai stati. E qui si può tirare in ballo il Debito Pubblico, perché non incentivare – fiscalmente ed in termini di redditività – l’acquisto da parte delle famiglie italiane dei Titoli di Stato? Abbiamo un enorme patrimonio finanziario da far fruttare anche in termini politici e di peso internazionale. Pensate alla possibilità di non essere più suscettibili agli spread, alle oscillazioni degli Investitori Istituzionali, ai ricatti dei mercati.

Un nazionalismo intelligente passa necessariamente dal possesso in casa della propria esposizione debitoria, senza andare in giro ad accettare condizioni capestro per determinare la politica economica del Paese.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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