Un pezzo di storia. Che deve essere raccontata. “Perché basta farsi un giro la sera sul lungomare per capire che molti hanno già dimenticato”. Le parole sono del professor Francesco Introna, medico legale del Policlinico di Bari, durante la presentazione del volume edito da Mario Adda, “Io resto in corsia”, curato da Francesca Russi: un appassionato reportage fotografico (le immagini sono di Christian Mantuano) che racconta i lunghi giorni del lockdown, ma dal punto di vista di chi ha toccato il dolore da vicino: i medici, gli operatori sanitari e tutto il mondo che ruota attorno alla sanità.
Un viaggio nella cruda realtà del reparto Covid del Policlinico di Bari, dove “tutti si sentivano uniti nel dolore, dove gli infermieri e le infermiere, di loro iniziativa, decisero di utilizzare i loro telefoni per creare un contatto tra i degenti e i loro cari”.
A presentare il lavoro c’erano ieri nel cortile dell’Ateneo di Bari, oltre alla curatrice Russi, il direttore generale del Policlinico, Giovanni Migliore, il rettore Stefano Bronzini, il presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, Loreto Gesualdo, il professore Introna. Tutto in sicurezza, sia chiaro.
Sullo sfondo immagini inconfondibili, il bianco ottico delle tute, i caschi posizionati, pronti per essere indossati, una mano che stringe un camice con quel poco di forza rimasta, e poi le scritte coi pennarelli, quelle che indicavano sugli scafandri un nome, una frase di incoraggiamento, un cuore magari.
Qualsiasi cosa che potesse donare un briciolo di speranza, a giorni e persone che di speranza avevano bisogno più che mai. “In quel momento di dolore siamo rimasti più uniti, trovando momenti di gioia nelle piccole cose, le uova di Pasqua per esempio”, racconta Gesualdo. “Vivevamo in un albergo, quando tornavo la sera trovavo un biglietto con su scritto GRAZIE. Ero io che dovevo ringraziare loro”.
Oggi l’albergo è tornato alla sua vita normale, speriamo che quei “grazie” qualcuno li pronunci ancora.











