Alla vigilia del Bari Pride, che è in programma per la giornata di domani, questa mattina Bari si è svegliata con qualcosa di insolito: le targhe di alcune delle più importanti vie della città sono state sostituite da targhe, recanti la bandiera lgbtqi+ (nella versione di Daniel Quasar, che rivolge particolare attenzione alle soggettività trans e alla comunità nera), dedicate ad importanti attivisti lgbt della storia italiana e internazionale.
Una manifestazione simbolica e pacifica che ha voluto sollecitare l’attenzione e la riflessione su alcune storie e situazioni.
Gli esempi sono molti: una targa è per George Floyd, una è per le vittime di femminicidio, una per Elisa Pomarelli – donna lesbica assassinata da quello che i giornali avevano definito “il gigante buono”.
E poi ancora, Sarah Hijazi – attivista lesbica morta suicida poco più di un mese fa, dopo aver subito innumerevoli soprusi in prigione, dove era finita per aver sventolato la bandiera arcobaleno durante un concerto al Cairo.
Non mancano i riferimenti alla storia di Bari: Varichina, al secolo Lorenzo De Santis, finalmente ha la via che si merita per aver – forse inconsapevolmente – infranto la mascolinità tossica.
“Abbiamo bisogno – scrivono gli organizzatori della manifestazione – di una narrazione alternativa della storia, di rendere omaggio a chi ha compiuto qualcosa di grandioso, possibilmente più donne e meno re con l’unico merito di essere nati tali”.











