Succede a Frosinone. Se ne vociferava da tempo, in tutto lo Stivale, che le multe comminate durante il lockdown potessero risultare illegittime, data la natura dei DPCM. In qualità di atti amministrativi e non di rango costituzionale, non potevano limitare il diritto di circolazione e l’esercizio d’impresa.
Con la risoluzione 516/2020, il giudice di pace di Frosinone, ha annullato due sanzioni da oltre 400€ l’una a padre e figlia, multati per essere stati “sorpresi” a fare rifornimento presso un distributore d’acqua a scheda. Secondo il giudice la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo viola gli articoli 95 e 78 della Costituzione, emanato senza presupposti legislativi. Non solo, essendo atti amministrativi non servirebbe investire della questione la Corte Costituzionale.
Sonora bocciatura anche per l’obbligo di permanenza domiciliare, visto che il nostro ordinamento penalistico lo prevede solo in presenza di un atto dell’autorità giudiziaria, e quindi i decreti Conte contrasterebbero l’Articolo 13 della Costituzione. L’ordinanza dell’Esecutivo infine verterebbe sul decreto legislativo 1/2018, che non fa riferimento al rischio sanitario – ma ad emergenze nazionali come le calamità.
Cavilli? Forse è bene eccedere di zelo quando si tratta di coartare diritti inviolabili, in una Repubblica democratica che fonda le sue radici sulla certezza del diritto. Abbiamo visto franare troppi pilastri, per cedere senza remore anche la nostra libertà.











