HomePoliticaManfredonia, lo scioglimento per mafia e l'incandidabilità dell'ex sindaco. Parla Angelo Riccardi

Manfredonia, lo scioglimento per mafia e l’incandidabilità dell’ex sindaco. Parla Angelo Riccardi

Dall’ex sindaco del Comune di Manfrdonia riceviamo e pubblichiamo

Credo nella giustizia, ma non sempre nelle persone. Ed il problema nasce quando ad emettere giudizi sono le persone, magari quelle stesse che vanno a cena con gli onorevoli che cercano in tutti i modi di fare fuori il sottoscritto, politicamente parlando.

Sono sicuro di poter dire che negli ultimi anni nei miei confronti si è consumato un massacro costruito ad arte per poter eliminare un soggetto evidentemente scomodo. L’ultimo atto è lo scioglimento del Comune di Manfredonia per mafia. Un marchio che la nostra città si porta dietro e che è stato determinato, con molta probabilità, semplicemente per mettere in un angolo Angelo Riccardi.

Penserete che stia esagerando. Non voglio dilungarmi troppo e mi limiterò a pochi, ma chiarissimi esempi. Nella relazione che ha determinato lo scioglimento, si parla di interdittive antimafia nei confronti di alcune società di Manfredonia. Questi sono i nomi: la Biessemme, la cooperativa G.L. Itticoltura e la società Gestione Tributi, per la partecipazione di Adriatica SpA.

Ebbene, con provvedimento dello scorso 4 aprile, la Corte d’Appello di Bari ha accolto il ricorso della Biessemme srl di Manfredonia, relativa allo stabilimento balneare “Bagni Bonobo” di Siponto, sospendendo così gli effetti dell’interdittiva antimafia della Prefettura di Foggia del 7 novembre 2018. Il complesso aziendale è rientrato nella disponibilità della srl. Dunque, la Biessemme non è ritenuta un’impresa mafiosa e Bagni Bonobo ha regolarmente riaperto. Ed è sotto gli occhi di tutti.

E ancora, il 16 marzo 2020 il Tribunale di Bari ha disposto che, tra i dipendenti di Gestione Tributi, il parente di un pluripregiudicato era in organico prima che la società Adriatica, poi colpita da interdittiva, entrasse nella compagine sociale. Anche Adriatica non è poi stata ritenuta un’impresa mafiosa.

E infine, come indicato nell’atto della Commissione Straordinaria del Comune di Manfredonia pubblicato il 14 agosto 2020, il TAR ha annullato l’interdittiva emessa dalla Prefettura di Foggia nei confronti della cooperativa G.L. Itticoltura che è stata reintegrata nell’esercizio di ogni facoltà.

Alla fine della fiera, gli elementi cardine su cui poggiava la farraginosa relazione che ha portato allo scioglimento del Comune di Manfredonia per mafia sono stati demoliti.

Nulla è dato sapere, invece,  sulla vicenda della Relazione della Commissione Prefettizia, integralmente diffusa agli organi di stampa, in violazione a tutte le garanzie di riservatezza, previste dalla legge a tutela degli interessati. È così difficile risalire a chi ha gestito con così tanta disinvoltura le notizie contenute? Non credo.

Paradossalmente, anziché rivedere il dispositivo, a me è arrivata l’incandidabilità e sulla città continua ad aleggiare il marchio infame.

E in Municipio ci sono tre commissari chiamati a svolgere un lavoro di ‘bonifica’ che non hanno mai cominciato e non potranno mai cominciare, perché non c’è nulla da bonificare.

E nessuno ne parla. Tutto va bene.

Credo nella giustizia, ma forse qualcuno dovrebbe cominciare a fare qualche verifica su chi si è occupato e si sta occupando della vicenda Manfredonia. E magari ci si dovrebbe interrogare del perché un onorevole sta cercando di far inserire il sottoscritto anche nella lista degli ‘impresentabili’, poiché ex sindaco di un Comune sciolto per mafia. Mentre è noto a tutti che con la presentazione delle liste saranno in tanti, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, i candidati impresentabili secondo il codice di autoregolamentazione disposto dalla commissione antimafia.

Questo modus operandi merita una riflessione. Certa gente non può vantare nessuna iniziativa a favore della nostra città e da sempre campa vergognosamente senza nessun consenso elettorale, ma grazie alle congiure di palazzo e con i ‘paracaduti’ del capo corrente di turno di cui sono al servizio di volta in volta, si liberano degli avversari prima di una competizione elettorale, sapendo bene che altrimenti sarebbero ridicolizzati. Fare terra bruciata intorno ad una persona per eliminarla in quanto ritenuta politicamente scomoda: ecco, forse il vero comportamento mafioso è questo.

Credo nella giustizia, ma vorrei che anche la giustizia cominciasse a credere in me e a fare un po’ di luce su questa vicenda ormai diventata paradossale.

Angelo RICCARDI

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