Sei per tre, manifesti verticali, orizzontali, slogan e headline degne delle più grandi campagne pubblicitarie di telefonia o dell’ultimo modello automobilistico. Bisogna sorridere, denti perfetti e pelle ritoccata da photoshop, giacca e cravatta d’ordinanza, a volte camicia e maniche rimboccate in perfetto renzian-style. Tutto per convincere i pugliesi a votare ed a votare per bene.
Ancora una volta centinaia di candidati si preparano a spendere decina di migliaia di euro a testa, in molti casi centinaia di migliaia, ed in alcuni casi perfino qualche milione di euro per poter diffondere il proprio faccione sorridente per tutta la Provincia.
“Tanto spreco è un insulto alla povertà” è il duro commento di Fabrizio Tatarella a quella che già chiama “la ricca guerra dei manifesti”.
“Mancano ancora due mesi alle elezioni – continua Tatarella – e sui muri della città capoluogo e dei centri più importanti della nostra provincia già si vedono le gigantografie e i manifesti di molti candidati. A stare a quello che si vede, sembra che non baderanno a spese. Tanto spreco – osserva Tatarella – oltre a suscitare legittimi interrogativi sulla provenienza del denaro, lascia prevedere una campagna elettorale sfarzosa, magari con cene e spettacoli, come ai tempi della prima repubblica. È un avvio mortificante e violentemente in contrasto con i difficili e a volte drammatici momenti che stanno vivendo molte famiglie della nostra provincia, alle prese con il lavoro che scarseggia e con bilanci sempre più magri. Lo sfarzo e lo sperpero di certi candidati dimostra solo la loro lontananza dai problemi e dai bisogni reali dei cittadini, ai quali chiedono il voto. I loro faccioni – conclude Tatarella – sono sempre ammiccanti e sorridenti, ma gli elettori, in questo momento, hanno ben poco di che sorridere. Una maggiore sobrietà non guasterebbe”.
Un appello condivisibile, ma che rischia, per davvero, di restare un grido isolato e controvento. In maniera trasfersale ed assolutamente incontrollata ed incontrollabile.
Ed intanto tipografie e venditori di spazi pubblicitari si stanno già fregando le mani.











