A pochi giorni dalla proroga dell’Ecotassa [QUI L’APPROFONDIMENTO], o meglio della sua applicazione ai Comuni che non sono rientrati nei parametri di raccolta differenziata previsti dalla legge regionale e che, entro il prossimo mese di giugno non riusciranno a raggiungere il 7% di incremento rispetto al 2013, si anima il dibattito sull’argomento, e soprattutto sulle strategie che Enti locali e Regione dovrebbero avere per poter raggiungere standard minimi che non solo rappresentino concreti passi in avanti, ma vadano nel senso di una maggiore sicurezza e tranquillità per l’igiene pubblica.
Intanto questo pomeriggio, nell’ultima seduta del Consiglio Regionale, è stato approvato un emendamento alla legge “omnibus” a maggioranza finalizzato ad evitare criticità dello smaltimento dei rifiuti urbani in considerazione della indisponibilità di alcuni impianti di discarica inseriti nel Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.
In tal senso, infatti, la legge si propone di superare, nelle condizioni di indisponibilità impiantistica conclamate (ovvero nei casi in cui le discariche fossero già stracolme o con deroghe scadute o in regime di gestione provvisoria), il vincolo di autosmaltimento dei rifiuti urbani all’interno di ciascun Organo di gestione d’ambito (OGA), introducendo anche i criteri finalizzati ad evitare il possibile aumento di costi per le amministrazioni comunali.
Sull’argomento, intanto, è intervenuta con una lettera aperta Elvira Tarsitano, Responsabile Ambiente della segreteria regionale del Pd. Ecco il suo intervento, incentrato sul Comune di Valenzano, ma ovviamente con riflessioni valide in tutto il resto della Regione.
Abbiamo già avuto modo di esprimere i nostri rilievi e soprattutto le nostre preoccupazioni in merito al preannunciato “potenziamento” della raccolta differenziata del Comune di Valenzano. Un intervento che in effetti non potenzia alcunché, riducendosi a un “ritorno” alla raccolta differenziata con i semplici cassonetti. Una soluzione del tutto inadeguata, oltre che in palese contrasto con le stesse normative europee.
Ci teniamo ora a formulare ulteriori osservazioni, per contribuire a un dibattito che possa spingere a un salto di qualità nell’approccio al problema.
La prevenzione, la riduzione dei rifiuti prodotti e della loro pericolosità, rappresentano la priorità strategica nella gestione di tutti i tipi di rifiuto. Occorre cambiare visuale, per muovere passi in avanti nelle politiche di riduzione della produzione di rifiuti e in quelle della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio. Lavorare allo sviluppo di un sistema di impianti finalizzati al recupero della materia organica attraverso il compostaggio (compreso quello domestico) e alla selezione e valorizzazione delle frazioni secche riciclabili (carta, vetro, plastica, alluminio, ecc.). Le città devono essere parte attiva di questo percorso, anche, ad esempio, inserendo negli appalti pubblici il criterio dell’utilizzo del materiale riciclato o utilizzando per il verde pubblico il compost da rifiuti. Azioni come lo smaltimento in discarica e la combustione di rifiuti, comunque negative dal punto di vista energetico, dell’impatto ambientale e del consumo di materiali, vanno rese residuali per tutti i tipi di rifiuto. Negli altri paesi lo fanno, perciò è fattibile. Si lavori su questo, piuttosto che su soluzioni dimostratesi fallimentari di gestione dei rifiuti.
Le attività umane, per essere sostenibili, devono rispettare il principio del riuso ciclico dei materiali, in parte fidando nei processi naturali per quelle materie così dette biologiche che la natura stessa sa riciclare, in parte fidando su tecniche di recupero per le materie ad alto contenuto tecnologico. Su tutto deve predominare, comunque, una netta riduzione alla fonte della quantità di rifiuti prodotti e dispersi in gran parte nell’ambiente. In altri termini si tratta di orientare il nostro sistema futuro di sviluppo verso un modello dove i rifiuti non recuperabili vengano ridotti al minimo e smaltiti in modo da non interferire nei cicli biologici. Questo modello, detto di “economia ecologica” va applicato secondo criteri di integrazione differenziata dei vari prodotti in armonia con le attività del territorio, limitando al minimo gestioni di tipo consortile e grossi spostamenti di materia fra diversi territori, rispettandone la capacità portante.
In molte realtà pugliesi, come quella valenzanese, la problematica relativa alla gestione dei rifiuti che sta sconvolgendo la qualità della vita e compromettendo l’igiene pubblica, rende ancora più evidente la necessità di una inversione della tendenza a considerare il rifiuto in genere come un ingombro di cui disfarsi in ogni modo. Questa logica deve lasciare il posto al concetto di riduzione e riciclo, tipico degli equilibri ecologici del territorio, secondo cui il rifiuto altro non è che una materia prima per un nuovo processo, sia biologico che produttivo. In questo modo si ripristinano gli equilibri naturali in maniera sostenibile, evitando di incorrere in nuove emergenze, si recuperano preziosi materiali, si sviluppa l’occupazione, si offre possibilità di lavoro e recupero per categorie sociali a rischio di devianza e si migliorano le condizioni igieniche. L’evoluzione verso un piano definitivo di gestione integrata dei rifiuti passa attraverso interventi pubblici accompagnati da un maggior coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, associazioni, cooperative e di alcune categorie produttive (piccola industria, artigianato, commercio, agricoltura). Ciò rende utilissimo avviare da subito alcune sperimentazioni sul campo, proprio per poter acquisire una esperienza concreta dei problemi che si dovranno affrontare e risolvere insieme ai cittadini. La partecipazione dei cittadini sviluppa senso civico e responsabilità: cose invece annullate dall’attuale prassi di delega insita nell’abbandono dei rifiuti (anche negli appositi cassonetti).
La situazione globale e locale del nostro pianeta esige non solo che si progettino e si realizzino attività ecologiche sostenibili, ma soprattutto che esse siano effettuate con spirito nuovo, nuova consapevolezza, alla luce di una nuova visione della realtà e del mondo.
C’è bisogno, insomma, di un cambio di paradigma. Oggi dobbiamo diventare consapevoli che solo un atteggiamento di integrazione potrà permetterci di perpetuare la vita sulla terra. Bisogna gettare le premesse per l’epoca dell’armonizzazione cosciente, tra natura ed uomo. Un approccio eco – consapevole nei fatti, non nelle parole, per concretizzare la sostenibilità dello sviluppo. Passare da una condizione che vede l’uomo come soggetto economico e sfruttatore, ad un’altra in cui l’uomo guardi a se stesso come custode ed usufruttuario del pianeta, che abbiamo “ricevuto in prestito” dalle future generazioni, piuttosto che ereditato da quelle passate. Abbiamo bisogno di una coscienza critica sul ruolo e sulla posizione dell’uomo nell’ecosistema; sulla gravità delle emergenze ecologiche; su come l’umanità dovrà affrontarle; di una progettualità per una eco-cittadinanza attiva. Il che implica una sinergia tra istituzioni/scuole/associazioni per concretizzare la democrazia partecipativa.
L’obiettivo deve essere quello di promuovere la salvaguardia, la valorizzazione e l’ottima allocazione delle risorse territoriali-ambientali: deve essere vietata qualsiasi azione che degradi, deturpi o elimini tali risorse, intese come entità singole o come equilibri complessi. Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale. La tutela dell’identità storica e culturale, la salvaguardia della qualità del sistema paesistico, delle sue componenti ambientali e del suo uso sociale e produttivo, nell’ambito del principio di sviluppo durevole e sostenibile, sono risultati perseguibili per un “approccio eco-consapevole“ e auto sostenibile.
Elvira Tarsitano
Responsabile Ambiente della Segreteria regionale del Pd
Direttivo di Circolo del PD di Valenzano











