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L’inferno di Giorgio Canali

Fiamme dappertutto. Divampano, sino ad ustionare. In mezzo una mano si erge disperata, un urlo squarcia il lento crepitio del fuoco. È Giorgio Canali, solitario alfiere degli “aspiranti salvati” in scena al Vecchio Caffè di Giovinazzo lo scorso 2 aprile. Perché il mondo, per dirla con Primo Levi, è diviso fra sommersi e salvati: fra chi cede e decide di precipitare consapevolmente e chi si aggrappa all’ultimo brandello di vita. Canali è posizionato nel mezzo, avvolto fra le fiamme della sua chitarra, sguardo e voce persi nel vuoto, orientati verso un rasserenato e sospirato aldiquà.

Lo storico componente dei CSI si presenta sul palco accompagnato solo da una chitarra elettrica, un looper e la sua voce graffiante, arrabbiata e lamentosa. Un viaggio nel quinto cerchio dell’inferno dantesco – quello degli iracondi – ispirato dai pessimi personaggi che tormentano la Lei di Tutti gli uomini. Anime in pena “condannate per l’eternità a girare in tondo”, per citare lo stesso Canali di Nuvole senza Messico.

È l’inferno regno delle apparenze, in cui il protagonista di Precipito decide arbitrariamente di lasciarsi andare, compiaciuto dalle carezze dei riflettori e dalle attenzioni degli obiettivi. È un inferno in cui, secondo la tetra ironia di Giorgio Canali, rischiamo di restare sommersi, schiacciati fra dolore immaginario e buonismo ipocrita .

Eppure, esiste una possibilita di redenzione da ricercare “a faccia in su”, seguendo “il galoppo di nuvole a forma di buffi animali” che movimentano l’attacco di Orfani del cielo, per volgere lo sguardo verso quel paradiso ateo che, dietro un’insidiosa curva a gomito, probabilmente Ci sarà: ” un’uscita di sicurezza, una storia d’amore che non faccia sanguinare, uno stimolo speciale per non mandare tutto a puttane”.

La rarefatta speranza per un viaggio di ritorno dagli inferi è però seppellita da una giungla di suoni distorti, che rimbalzano impazziti e fuori controllo fra le pareti del Vecchio Caffè. Un elettroshock, una terapia d’urto a cui Canali sottopone senza esclusione di colpi – testate al microfono comprese – i propri incubi più indicibili. Una volta a terra è più facile guardare il cielo e chiedersi “Cosa sono le nuvole”. Alleluja.

(foto Giuseppe Ambriola)

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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