Quella tra Normanni e Bizantini fu una guerra cruenta e spietata, che visse di alcuni momenti chiave.
Le battaglie di Olivento e di Montemaggiore sono state i primi, importanti successi ottenuti dai Normanni nella loro conquista del Sud Italia, a spese dell’Impero greco.
La battaglia di Olivento fu combattuta il 17 marzo 1041, nella omonima pianura, vicino al fiume Ofanto, ai confini tra la Capitanata ed il territorio di Melfi. Ebbe origine dalla decisione di Arduino di Melfi, un greco di lingua lombarda che aveva combattuto per i bizantini, di cambiare alleanze politiche, cercando l’appoggio del duca normanno Guglielmo d’Altavilla (con i fratelli Drogone e Umfredo) e dei signori longobardi Atenolfo di Benevento e Argiro da Bari, per cacciare gli ex alleati e dividere, con i nuovi, le terre conquistate.
La battaglia durò una sola giornata.
L’esercito bizantino, comandato dal Catapano Michele Dukeianos, si mosse da Bari con il grosso delle sue truppe, costituite da distaccamenti dei reggimenti di élite dell’Impero, tra cui un contingente di Vareghi (Vichinghi) e uno di guerrieri Traci.
La cavalleria greca attaccò il nemico ad ondate successive, allo scopo di indebolirlo, ma i Normanni riuscirono a reggere l’impatto e a contrattaccare, sbaragliando le forze nemiche: molti Greci tentarono la fuga, ma finirono annegati nel fiume.
Le cronache raccontano della feroce determinazione dei cavalieri Normanni, che apparivano spinti dal desiderio di conquistare terre e bottini sempre più ricchi.
La vittoria di Olivento costituì per i Normanni la prima tappa della conquista del Meridione d’Italia: Guglielmo d’Altavilla si insediò ad Ascoli Satriano, riuscendo ad occupare anche Venosa e Gravina; Arduino, Argiro e i fratelli di Guglielmo, raggiunsero, invece, il monte Vulture e cinsero d’assedio Melfi. La città venne alla fine espugnata e diventò capitale del territorio normanno in Puglia.
Pochi mesi dopo, il 4 maggio 1041, fu combattuta una nuova battaglia sulla collina di Monte Maggiore, vicino Foggia, in una landa lontana da qualsiasi centro abitato e ricca di tratturi per la transumanza degli armenti.
Il Catepano d’Italia, Michele Dukeianos, che era scampato alla morte con pochi dei suoi, era riuscito a riparare a Bari. Qui aveva atteso l’arrivo di truppe di rinforzo e si era organizzato per attaccare di nuovo i Normanni.
La coalizione normanno-longobarda conquistò subito una posizione di strategico vantaggio, accampandosi su un rialzo del terreno e mantenendo una posizione favorevole sulla collina. Per i bizantini, la battaglia si rivelò un bagno di sangue: già alla prima carica, molti Greci caddero sotto i colpi di spada e di lancia delle truppe nemiche. Per i normanni la vittoria fu schiacciante.
Durante tutta la campagna, l’organizzazione logistica delle armate normanne fu affidata ad una strategia di guerra che si alimenta da se: le truppe non erano seguite da reparti organizzati per la sussistenza, ma il loro sostentamento si basava esclusivamente sullo sfruttamento del territorio e su azioni di sistematico saccheggio.
Al termine della guerra, il contingente normanno ottenne il possesso dell’intera regione compresa tra la valle dell’Ofanto, del Biferno e di Matera…insomma di quasi tutta l’Apulia.











