Uomo centenario sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale, Vincenzo Sciannamea ha voluto lasciare la sua testimonianza di quel periodo col rispettabile margine d’errore, se ce ne fosse, dovuto ai limiti umani del ricordo e dell’esperienza. Quel che interessa è il contributo alla verità che ogni racconto apporta inedita e dal prezioso contributo alla conoscenza.
È sorprendente come è possibile dal suo racconto vivere quel periodo, compartecipare e trarre spunti di riflessione. Soprattutto si possono scoprire le eventualità cui questo grandioso uomo, maestro di vita ci insegna e prepara.
Lo abbiamo incontrato e con Sciannamea abbiamo trascorso alcuni momenti nel ricordo della sua esperienza.
Cosa hai vissuto della Seconda Guerra Mondiale?
“Io sono stato non a Venezia, ma a Pietra Ligure in Liguria dopo Savona ed ero lì. Fui dichiarato idoneo e fui chiamato a Marzo del 1923. Lasciai l’ufficio del genio militare e stavo in cassa integrazione. Ovviamente prendevamo lo stipendio. Dalla Liguria a 1800 mt con me lavorava Ponzio Alfonso il Direttore del Banco di Napoli di Bitonto a quell’epoca”.
E poi prosegue nel fiume di ricordi…
“Mi voleva molto bene, perché la sera, invece di stare a passeggiare davanti alla villetta di S. Francesco in centro, andavo dal portone di Ponzio, una porta segreta. La Banca era chiusa e lui stava lì a lavorare. Dalla Liguria arrivai a Roma a Ciampino dove fanno la corsa dei cavalli. I cavalli furono tolti. Io con tutta la compagnia fummo sistemati lì al posto dei cavalli. La notte con Ponzio Alfonso che era figlio di un Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri e il cugino che era un altro che stava a Brindisi ed era un figlio dell’Arma dei Carabinieri, stavamo a Roma. Di là in un bel momento furono gli americani o l’Inghilterra a fare la ricognizione con l’aereo”.
“Nel fare la ricognizione alla stazione ferroviaria di San Lorenzo a Roma fu lanciata una bomba sul cimitero e vennero tutti i morti a galla del cimitero e le loro ossa. La Regina, il Re, il figlio e il Papa abdicarono. Roma fu dichiarata città aperta”.
“C’è da dire un’altra cosa. Quando andai a scuola a Taranto, mia sorella Teresa insegnava a Lizzano. Allora i vincintori di concorso dovevano fare una prova di due anni per capire se erano capaci a insegnare oppure no. Un anno ha fatto a Massafra, l’altro anno a Lizzano, perché loro superato il secondo anno diventavano effettivi sotto tutti gli aspetti. Mentre ero lì a Taranto a studiare, il primo anno lo feci in pullman e spendevo 100 lire per andare da Lizzano alla scuola a Taranto. Facevo il quarto superiore di ragioneria. Taranto ha due mari, il mare piccolo e il mare grande. Quando le navi dovevano uscire fuori, i ponti chiudevano e lo si fa ancora. Quando passavano le navi aprivano il porto e passavano le navi perché erano alte. A fianco al ponte del mare grande c’erano tre grandi supercorazzate e con il ricognitore avevano visto bene: la prima, la seconda, la terza volta”.
E che successe allora?
“Suonò l’allarme. Una notte stavo a Lizzano a dormire e mi alzai. Anche Teresa si alzò e pensai di andare a vedere in terrazza di Lizzano. Vidi che di lì passava un aereo con la luce sotto accessa. Arrivata a Taranto la prima bomba. La prima supercorazzata, uguale a quella dell’Inghilterra, andò giù. Dopo un po’ passò l’altra e giù la seconda supercorazzata. Erano la Vittorio Veneto, l’Impero, la Duilio. Tutte e tre le supercorazzate andarono a fondo marino. Tutta Taranto non faceva altro che piangere. Mussolini e poi Vittorio Emanuele III avevano pensato grazie all’amicizia con la Germania di diventare padroni della Corsica. Fu venduta la Corsica alla Francia perché casa Vittorio aveva bisogno di soldi. Avevamo la Libia, che oggi è indipendente e l’isola di Capri vicino all’Egitto. Noi avevamo l’Impero. Nel ‘36 l’Abissinia fu occupata dalle truppe italiane e dal Mar Rosso e da Badoglio”.
“Il Generale Badoglio andò a Brindisi con il Re. Andai a Ciampino come nucleo paracadutistico e la Germania attaccò la Francia. Un generale pensò di andare dai Paesi Bassi lanciando i paracadutisti. La Francia vedendosi i tedeschi alle spalle si arrese e la Germania occupò tutta la Francia. Poi la Germania ebbe intenzione di occupare la Spagna. La Spagna subito si dichiarò neutrale e di fronte al termine neutrale i tedeschi si fermarono e non invasero la Spagna. Mussolini si stava preparando per andare in Spagna”.
“Io viaggiavo e camminavo vicino all’ areoporto di Ciampino e la sera andando al corso allievi ufficiali per artiglieria, ci recammo a piazza Quadraro a Roma. A piazza Quadraro a Roma in prima linea e seconda linea si pensava all’aviazione”.
I ricordi d’infanzia che si mescolano con quelli personali, e gli episodi ricordati da Sciannamea scorrono come un fiume nei suoi occhi…
“In prima linea c’ero io e mi mandò mio fratello che era ufficiale di artiglieria a Padova e giungeva a Bitonto per fare gli esami all’università. Come vidi mio fratello si aspettava Savoia che aveva già la baionetta intestata al fucile. Come vidi mio fratello Nicola, lo chiamai Nicola e lui si avvicinò. L’ufficiale stava lì per dare il cambio. Io stavo passando in seconda linea e successe questo: stavano già gli americani a Firenze avevano occupato tutta l’italia da Napoli a Roma, da Roma a Firenze. Mussolini prese in giro i tedeschi costruendo carriarmati di legno e li spostava da una parte all’altra. I tedeschi a vedere tante armi scesero in Italia, in Sicilia”.
“C’era odio tra esercito e fascisti allora, ma l’esercito italiano incorporò i fascisti. Successe il pandemonio e fu costretto Badoglio a dichiarare la resa dell’Italia. L’Italia dichiarò guerra alla Germania e da amici diventarono nemici. Io con Nicola venni a Bitonto ebbi cinque giorni di ferie e salutai i miei. A Foggia a venire da Roma a Bari nel fare i fuochi aerei i militari italiani amazzarono i figli di Mussolini. Si diceva incidenti aerei. Quando eravamo adesso come noi venne fuori la verità . Il figlio di Saracino ebbe la Medaglia d’oro, perche fu lui a colpire il figlio di Mussolini e a farlo morire. Un incidente questo fatto sempre durante la guerra mondiale”.
Quali sono i segnali che fanno presagire l’inizio di una guerra?
“Tutto si può ridurre ad una semplice frase: La mancanza di rispetto verso l’altro”.
Non c’è altro da aggiungere.











