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Saline di Margherita, una interrogazione di Rampelli sulla vendita ai francesi di Salinis

Il “caso” Saline di Margherita di Savoia viene portato all’attenzione delle Istituzioni nazionali per iniziativa dell’onorevole Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), che ha presentato una interrogazione.

L’iniziativa parlamentare del vicepresidente della Camera dei Deputati fa seguito alla visita in Puglia e nella Bat nei giorni scorsi, tra cui Margherita di Savoia, dove con il dirigente nazionale l’avvocato Stella Mele, il consigliere comunale l’avvocato Elena Muoio, il candidato al consiglio regionale Francesco di Feo e la segreteria cittadina di Fratelli d’Italia.

Le intenzioni dell’interrogazione sono quelle di fare maggiore chiarezza su una vicenda che pur essendo di natura privatistica interessa non pochi aspetti di carattere nazionale.

“Con il passaggio delle saline pugliesi di Margherita di Savoia – scrive Rampelli – al gruppo francese Salins l’Italia ha perso il controllo di un altro pezzo rilevante del suo sistema agroalimentare”.

La vicenda è quella relativa alla vendita delle saline di Barletta-Andria-Trani. L’impianto, 4mila ettari di estensione con una capacita’ produttiva di 700mila tonnellate di sale all’anno, e’ il piu’ grande d’Europa e il secondo al mondo.

Il passaggio a Salins non e’ avvenuto tramite una semplice cessione, ma attraverso l’acquisizione di un debito, garantito da azioni, che Atisale, l’azienda controllata da Sapiasale che ha ottenuto dal demanio la concessione delle saline fino al 2029, ha maturato nei confronti del Monte dei Paschi di Siena: l’azienda e’ finita in concordato preventivo, i prestiti sono diventati sofferenze e la banca ha indetto una gara per cedere quei crediti con relative garanzie.

Come precisato da “Il Sole24 ore,” con un’offerta di 5,4 milioni i francesi, gia’ presenti con Cis (Compagnia Italiana Sali), che importa sale dall’Europa e dall’Atlantico e lo lavora nello stabilimento di Porto Viro (Rovigo), si sono aggiudicati il controllo dei pacchetti azionari e, a ricaduta, delle saline pugliesi, nonostante Monte dei Paschi di Siena, una banca salvata dal Governo italiano con soldi pubblici, avesse ricevuto un’offerta di valore superiore (si parla di 5,6 milioni), arrivata dalla stessa Salapia in cordata con imprenditori locali.

“Questa vicenda – osserva Rampelli- non e’ solo l’ennesima svendita a multinazionali straniere di imprese italiane, strategiche ed importanti per il tessuto produttivo nazionale, ma e’ un problema di ordine sociale ed occupazionale che riguarda i 120 dipendenti dello stabilimento pugliese. La multinazionale francese potrebbe decidere un drastico ridimensionamento dello stabilimento salinaro che, con una produzione annua di circa 5.500.000 quintali di sale, rappresenta oggi l’indotto principale sul quale l’intera citta’ pugliese si alimenta. Il mercato italiano del sale marino, nel caso di acquisizione del credito e delle societa’ collegate a questa vendita, risulterebbe un monopolio del Groupe Salins, in contrasto con la normativa nazionale e comunitaria in materia di concorrenza”.

“Chiediamo ai ministri Patuanelli e Catalfo quali iniziative intendano assumere per fare chiarezza sulla vicenda, con particolare riguardo ai criteri che hanno portato Monte dei Paschi di Siena a cedere il credito vantato ad una societa’ estera e se tale scelta sia stata la migliore dal punto di vista economico, industriale ed occupazionale. L’operazione finanziaria di cui si discute possa comportare una palese violazione delle norme antitrust relativamente al monopolio del bene di produzione e se e quali iniziative di competenza intenda assumere a tutela della problematica di ordine sociale ed occupazionale dei lavoratori della Salina pugliese, nonche’ a salvaguardia della italianita’ del sale margheritano e del suo territorio. Per questo invieremo l’interrogazione anche all’Antitrust”.

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Redazione
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