Essere puri, limpidi e non temere il dito puntato contro. Michele Emiliano ci aveva già abituato a proverbiali uscite su Twitter in cui non ha mai fatto mistero della sua indole da padre-padrone. Per il bene di Bari un tempo, per il bene della Puglia oggi e, chissà, fra qualche mese.
Perché lo Sceriffo resta pur sempre lo Sceriffo. Cresce la Contea, ai saloon semi-deserti si sostituiscono lande polverose e desolate ma l’anima, il linguaggio e il modus operandi di Emiliano restano sempre gli stessi.
Guascone, senza peli sulla lingua, capace di passare dagli epiteti contro gli adolescenti che contestavano la sua decisione di confermare l’apertura delle scuole nonostante il ventilato rischio neve – il suo Tweet Ù chiu trimon di tutt sì tu, fa già parte degli annali di Comunicazione politica – a plateali ammiccamenti a cittadini ed eletti 5 stelle. Non dev’essere semplice cucirgli addosso un vestito comunicativo che gli calzi a pennello, in grado contemporaneamente di contenerne l’irruenza e farlo stare sul pezzo senza perdere spontaneità e coerenza col personaggio.
E se nel calderone delle discussioni pre-elettorali i temi all’ordine del giorno sono la gestione della sanità pugliese, il mal digerito approdo di TAP sulle coste del Salento e le spese pazze della politica? Le cartucce dell’aspirante Sindaco di Puglia non possono che essere preparate, impacchettate ed armate secondo il più classico Emiliano style.
Sanità. Sulla sanità, il ghe pensi mi di berlusconiana memoria. All’indomani della debacle dei servizi sanitari pugliesi – penultimi in Italia per offerta, velocità ed eccellenza secondo l’analisi del Ministero della Salute – Emiliano non esitò a tornare sulla questione: “Non si può avere paura di mettere la faccia sulla sanità – si legge nel suo post datato 4 marzo – Io mi assumo la responsabilità di milioni di pugliesi che hanno desiderio di essere curati con rispetto dei loro diritti e nella migliore maniera possibile”.
Preferenze di genere nella legge elettorale. Già qualche giorno prima, Emiliano si era lanciato in un altro j’accuse. Il tema, in quel caso, era la doppia preferenza di genere nella legge elettorale regionale in fase di approvazione. Anche qui duro, monito del segretario regionale del Partito Democratico: “I consiglieri regionali che non voteranno questa norma non saranno ricandidati nella nostra coalizione“. Era il 6 febbraio 2015.
Alla mancata approvazione dell’emendamento seguì la promessa, mantenuta, di candidare a capolista in tutte le circoscrizioni solo ed esclusivamente donne. Peccato che nel video che suggella il momento sia solo lui a prendere parola, suscitando non poche perplessità fra le iscritte del suo stesso partito.
TAP e defenestrazioni. Sulla TAP, poi, è gioco all’epurazione. Prima l’invito alle dimissioni del segretario del Partito Democratico di Melendugno, Leonardo Candido, defenestrato lo scorso 24 marzo perché sua moglie era appena stata assunta dal consorzio TAP: “Ho chiesto segretario Pd di Melendugno di dimettersi dopo aver appreso che sua moglie è stata assunta da consorzio Tap. Devono vergognarsi“.
Quindi l’allontanamento di Luigi Quaranta, portavoce di Tap e tesserato al PD, per la presunta incompatibilità fra adesione al partito e incarico lavorativo. “Non è più del Pd e non ha mai avuto ruoli dirigenziali”, fu la perentoria uscita di Emiliano lo scorso 4 aprile.
L’appoggio del PD a Cosimo Mele. Altrettanto perentorio fu l’intervento a gamba tesa di Michele Emiliano sul possibile appoggio del PD di Carovigno alla nuova ricandidatura a sindaco di Cosimo Mele. Con uno status su Facebook sbugiardò quasi in tempo reale Giovanni Epifani, consigliere regionale PD promotore dell’alleanza.
“Il PD di cui sono segretario regionale non concederà il simbolo per appoggiare la candidatura di Cosimo Mele a sindaco di Carovigno. Deve essere chiaro a tutti i dirigenti locali del Pd che non si possono chiudere accordi politici a livello cittadino senza tenere conto delle evidenti implicazioni politiche negative su tutto il PD regionale e nazionale“.
Dalle poesie alle sagre, il leader è il messaggio. Così, dalla poesia nei fatti e le fabbriche di Nichi si è passati alle sagre del programma. Non muta la cornice partecipativa, varia il packaging, più ruspante e popolare, in apparenza meno altolocato ed intellettuale. Un po’ per adattare l’abito della festa del candidato governatore, un po’ per rispondere a quanti hanno accusato la sinistra pugliese di eccesso di zelo elitario, più da salotto che da strada e piazza.
Nel passaggio dalla poesia alla sagra di paese, cosa non cambia? Il bisogno silente di un leader forte che concentri su di sé le principali responsabilità. A confermare ci pensa lo stesso Emiliano, su Facebook, prima della tappa leccese della sagra del programma.
“Quando ero sindaco, le leggi le facevano altri e io dovevo fare le mie proposte e risolvere i problemi dei cittadini seguendo un quadro normativo già dato in cui dovevo solo ben destreggiarmi. Se diventerò Presidente di Regione sarà diverso, le leggi le farò io, insieme al consiglio, e ricadranno su 258 comunità“.











