HomePoliticaUcraina, 29 anni fa l'incidente nucleare a Chernobyl

Ucraina, 29 anni fa l’incidente nucleare a Chernobyl

Ventinove anni fa, il 26 aprile del 1986, una dei più gravi disastri nucleari. Una cerimonia per la commemorazione del ventinovesimo anniversario dell’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl,  situata in Ucraina settentrionale (all’epoca parte dell’URSS), a 3 km dalla città di Pryp’jat’ e 18 km da quella di Chernobyl, 16 km a sud del confine con la Bielorussia, si è tenuto ieri a Minsk (Bielorussia). Oltre duemila i partecipanti. Fra questi molti rappresentati di organi istituzionali e della società civile: Igor Buzovsky, vice capo dell’amministrazione presidenziale, il vicesindaco di Minsk Igor Karpenko, il segretario dell’Unione giovanile bielorussa Andrei Belyakov, membri della Camera dei rappresentanti, dell’Assemblea nazionale, del consiglio comunale di Minsk e delle istituzioni religiose. Diverse missioni diplomatiche, fra cui Russia, Ucraina e Giappone, hanno deposto corone di fiori. “L’incontro di oggi ha riunito quelle persone che non sono rimaste indifferenti alla memoria di coloro che, rischiando la propria vita, hanno partecipato agli sforzi di bonifica dopo l’incidente di Chernobyl”, ha commentato Karpenko. Il ricordo di quel terribile 26 aprile 1986 “continua a vivere ancora oggi”, ha aggiunto il vicesindaco di Minsk.

Da Slavgorod è intervenuto il presidente Alexander Lukashenko, che, nel corso della sua tradizionale visita alle zone colpite dalle radiazioni, ha ricordato il difficile periodo attraversato dai cittadini bielorussi dopo il disastro. Una tragedia che – ha sottolineato Lukashenko – “non è avvenuta per colpa nostra”. Il presidente si è detto convinto di aver preso la “decisione giusta” quando, 15 anni, fa decise di bonificare e recuperare i territori colpiti. Un fatto confermato dalla crescita del tasso di natalità nella zona: “Vi ringrazio perché 15 anni fa mi avete dato ascolto, continuando a vivere nella vostra terra natale, ad aver figli, a lavorare. Salvare questa terra è stata una cosa saggia”.

Quello avvenuto a Chernobyl È uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7 e massimo della scala INES dell’IAEA, insieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.

Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa. Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico che dirigente, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell’impianto stesso e nella sua errata gestione economica ed amministrativa. Nel corso di un test definito “di sicurezza” (già eseguito senza problemi di sorta sul reattore n. 3), il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore n. 4 della centrale: si determinò la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l’aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore che a sua volta innescò un vasto incendio.

Una nube di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessari l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

Il rapporto ufficiale, redatto da agenzie dell’ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre), conta 65 morti accertati e stima altri 4 000 decessi dovuti a tumori e leucemie lungo un arco di 80 anni che non sarà possibile associare direttamente al disastro. I dati ufficiali sono contestati da associazioni antinucleariste internazionali, fra le quali Greenpeace, che presenta una stima di fino a 6 000 000di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo il modello specifico adottato nell’analisi

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