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Guerra del latte. Confindustria Puglia: “Nell’accordo nessun prezzo. Lo stabilisce il libero mercato”

Costo del Latte, lotta di filiera per una guerra commerciale che prosegue nonostante la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che, secondo i produttori, non verrebbe rispettato dalle aziende di trasformazione.

Gli allevatori sono sul piede di guerra, ed hanno promesso pesanti conseguenze, che potrebbero anche arrivare al blocco della consegna del latte, di fatto bloccando l’intero settore, anche con il sostegno dell’assessore all’agricoltura della Regione Puglia Donato Pentassuglia.

Sull’accorso siglato oggi interviene Confindustria Puglia.

“Il Protocollo – scrivono gli industriali – sulla filiera lattiero-casearia pugliese sottoscritto da Regione Puglia e da 13 Associazioni di categoria di allevatori e produttori pugliesi, tra cui Confindustria, è oggetto da diversi giorni di interventi e prese di posizione che nulla hanno a che vedere con il suo effettivo contenuto e con gli impegni presi dai firmatari. Il documento siglato non stabilisce alcun prezzo. Né poteva farlo perché in base all’attuale normativa nazionale non è giuridicamente possibile prevedere un accordo in tal senso come più volte precisato dall’Antitrust. Confindustria Puglia ha ripetutamente ribadito tale posizione alla Regione Puglia. Dopo numerose sollecitazioni, l’Ente regionale ha avanzato una esplicita richiesta di chiarimenti all’Authority che ha inequivocabilmente confermato il divieto di stabilire un prezzo”.

Il punto centrale delle lamentele dei produttori di latte, è infatti un prezzo alla fonte ritenuto troppo basso anche rispetto a quello poi applicato negli altri passaggi di filiera.

“Se a livello regionale – dice Confindustria – fosse fissato un prezzo unico questo vanificherebbe la libera concorrenza e le organizzazioni e le aziende aderenti a tale accordo sarebbero sanzionate dall’Antitrust. Il Protocollo definisce solo un principio etico che, nella definizione del prezzo, suggerisce di tener conto degli effettivi costi di produzione. Principio che deve essere alla base di un corretto rapporto economico sia per la produzione primaria che per la trasformazione. Il prezzo pertanto deve essere definito dall’andamento del libero mercato e gli attori della filiera (dai produttori di mangime, agli allevatori, dai trasformatori alla GDO), pur nel rispetto di quel principio etico, lasciati liberi di contrattualizzarlo”.

Ed ancora.

“Il riferimento alla tabella qualità è fuorviante non solo perché oggettivamente contrasta con le indicazioni dell’Antitrust, ma anche perché la stessa non è parte integrante del protocollo: il suo inserimento nella delibera regionale di approvazione del Protocollo è una scelta fatta autonomamente della Regione ma non è stata oggetto di nessuna condivisione in sede di sottoscrizione. Il Protocollo prevede inoltre un preciso impegno della Regione Puglia di coinvolgere nel confronto anche la grande distribuzione: se è vero che i costi di base sono drasticamente aumentati, questo vale tanto per gli agricoltori che per gli industriali della trasformazione. Per un equilibrato rapporto costi-ricavi, è, quindi, indispensabile che tutta la filiera sia coinvolta sullo stesso tavolo e che anche il prezzo finale al consumo tenga conto delle dinamiche dei costi di produzione”.

“Le imprese di trasformazione che fanno capo al sistema confindustriale sono ben consapevoli della necessità di salvaguardare l’intera filiera lattiero casearia e continueranno a valorizzare e premiare le produzioni di qualità locali”.

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Redazione
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