Ricordare una partita così brutta, a memoria, è difficile, ma ciò che contava oggi per gli uomini di Baroni era portare a casa i 3 punti. Ed è stato raggiunto l’obiettivo, seppur col minor sforzo. Una partita brutta e sporca, anche e soprattutto per come il Pordenone pensa di fronteggiare la corazzata giallorossa che, seppur priva di Coda e Di Mariano, ha comunque un attacco di tutto rispetto. Da segnalare un palo di Olivieri, che rimane ancora a secco, e un errore sotto porta di Di Mariano (entrato nel secondo tempo insieme a Coda e Faragò) che invece di chiudere il match si fa ipnotizzare da Perisan. Otto ammoniti e un espulso per un match, come detto, abbastanza cattivo e spezzettato.
Il primo tempo
La partita inizia con un Pordenone votato alla distruzione. L’unico obiettivo è lasciare poco spazio al Lecce e spezzettare il match. La tattica riuscirebbe anche per i primi quindici minuti nei quali i giallorossi, peccato anche di imprecisione, non trovano molte occasioni per sbloccarla. Ma al 16esimo la musica cambia. Il Lecce prende coscienza della sua forza e si catapulta in avanti. Olivieri conferma il suo momento di sfortuna centrando il palo. Dopo otto minuti Gargiulo porta in vantaggio i suoi. L’assist di Strefezza è davvero l’unica cosa bella vista oggi. La partita si ri-addormenta fino al 45esimo quando il Lecce va vicino al raddoppio prima con gli esterni Calabresi e Barreca che combinano, poi con Gargiulo in rovesciata.
Il secondo tempo
Se qualcuno pensava che il primo tempo non era ripetibile, in quanto a bruttezza, si sbagliava. Ciò che avviene nel secondo tempo infatti supera la prima frazione. Praticamente nulla da segnalare, anche qui, fino allo scadere quando Di Mariano potrebbe raddoppiare ma calcia addosso a Perisan. Il Lecce controlla il vantaggio e si affida al sacrificio di Strefezza e Rodriguez che ripiegano in fase difensiva, ma non ammazza mai il match, tranquillizzando Baroni e i tifosi.
Come detto, il risultato era il primo obiettivo e si può dire centrato, ma d’ora in avanti servirà una maggiore cattiveria e proficuità in attacco.











