Giornata di audizioni oggi per la “Commissione consiliare di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia” che, presieduta dal consigliere Renato Perrini, che ha audito nel primo pomeriggio, Antonio Tommasi, dirigente il della sezione per l’antimafia sociale che ha fatto il punto sul funzionamento del Fondo regionale antiracket (previsto dall’art. 5 della l.r. 25/2015), il Garante regionale dell’infanzia e i referenti dell’associazione Libera nelle diverse province pugliesi.
L’obiettivo della Commissione è di meglio definire il quadro già tracciato negli incontri con i Prefetti del territorio pugliese allargando l’orizzonte di indagine anche all’età scolare di primo e secondo grado e verificando l’impatto che i progetti di sicurezza sociale hanno sulla fascia più giovane della popolazione.
Il presidente Perrini, ha sottolineato, in chiusura dei lavori, la disponibilità piena della stessa Commissione a spostarsi in Istituti scolastici delle province pugliesi per incontrare direttamente i ragazzi, testimoniando in tal modo la trasversalità dell’impegno contro ogni forma di criminalità organizzata in Puglia.
“Più di 300 pratiche istruite in 14 anni (dal 2007 al 2021) è evidente il “Fondo regionale antiracket e usura” istituito da una legge regionale (la n. 25) del 2015, non funziona.
Tenuto conto che – come è stato evidenziato dal dirigente della Sezione sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni e Antimafia sociale, in audizione oggi nella commissione Antimafia da me presieduta – le Fondazione antiusura hanno riferito che la pandemia ha provocato una maggiore povertà delle famiglie e una più grave crisi delle imprese in Puglia e, quindi, una crescita delle domande, con contemporanea crescita anche di coloro che non restituiscono la cifra erogata.
E mi chiedo: non è forse proprio qui tutto il problema? Ai pugliesi che fanno domanda vengono erogate massimo 2.000 euro se persone fisiche e 5.000 se imprese… si tratta di situazioni tragiche conclamate e quindi ammesse non a un fondo, ma a un prestito che va restituito – senza interessi – in 60 mesi. Francamente, per una famiglia che si trova in una situazione di povertà e che è ricorsa agli usurai, avere dalla Regione 2.000 euro che deve pure restituire mi sembra un modo per non far funzionare la legge.
Per questo motivo sto verificando con gli uffici legali del Consiglio regionale la possibilità di modificare la normativa e rendere la somma erogata a fondo perduto”.











