La notizia che è arrivata oggi a Galatina nessuno l’avrebbe voluta ascoltare e ha lasciato nel cuore di tutti una profonda tristezza. E’ morto Paolo Cazzato, maestro di scherma 93enne. Il più veterano d’Italia. Una presenza costante e fissa per chi lo vedeva passeggiare per le strade della città, a piedi o in bicicletta.
Una presenza fatta di passione, di amore, di volontà. Amore per il suo sport, la scherma, appreso da ragazzo grazie ad un professore di Educazione Fisica. Il maestro Paolo Cazzato era amato e apprezzato in tutta Italia, e da tutta Italia sta ricevendo in queste ore attestati di stima che si mescolano alle lacrime, cordoglio e all’emozione.
Il maestro Paolo ha formato diverse generazioni di atleti, insegnando loro i principi della correttezza, della lealtà, del rispetto dell’avversario. E dai loro allievi anche stanno arrivando, tramite i social network del figlio Roberto, altri momenti di commozione, di ricordo, destinati a rimanere eterni.
Paolo, divenuto maestro nel 1962, approda al Cus Lecce grazie alla chiamata dell’amico Ing. Mario Stasi con il quale condivideva la passione per lo sport e la scherma. Fonderà, qualche anno dopo, l’Accademia della Scherma Lecce, che fino ad oggi dirigeva con il figlio Roberto e la figlia Elena.
Amante del paracadutismo a tal punto di praticarlo fino alla fine della sua esistenza terrena, ci lascia un uomo che rappresenta un esempio e un punto di riferimento per chi faccia sport, ma anche per chi non lo abbia mai praticato. Un uomo che sapeva trasmettere tutto il suo sapere insegnando, che sapeva motivare, coinvolgere, stimolare.
Tanti gli attestati di stima, come detto, che arrivano in queste ore. L’Associazione Italiana Maestri di Scherma (A.I.M.S.) partecipa al dolore esprimendo vicinanza alla famiglia. Si accoda l’Accademia Nazionale di Scherma, che ricorda con stima il maestro Paolo. Lo ricordano i colleghi, la Federazione Pugliese di Scherma, con il dolore nel cuore. Il sindaco della città di Galatina, Marcello Amante sottolinea “Il suo entusiasmo nello sport era solo la punta dell’iceberg di una gioia di vivere e di una saggezza che contagiavano chiunque ne incrociasse anche solo lo sguardo. Punto di riferimento per giovani e meno giovani nell’affrontare le sfide quotidiane, un galatinese di cui essere orgogliosi e fieri, lascia un vuoto profondo nella nostra comunità”. Nico Cucurachi scrive “Non finiva mai di insegnare, trasportato sempre da grande passione, per me era come un secondo padre. Maestro di scherma e maestro di vita”.











