E’ partita da Bari la mini tournée italiana dei MUM, gruppo islandese di musica elettronica. Tornano nella nostra città dopo 13 anni (ci vennero sempre per Time Zones) per riproporre il loro primo mitico disco, “Yesterday Was Dramatic – Today Is Ok”, inciso nel 1999 e rimasterizzato 20 anni dopo per l’etichetta berlinese Morr Music. Ma vediamo chi sono questi MUM, a cominciare dal loro strano nome, dal momento che non ha significato alcuno: prendete le immagini di due elefanti – spiegano – mettetele di fronte, ed ecco che appare la scritta MUM! Perché gli elefanti non è però dato sapere.
ll gruppo si forma a Reykjavik nel 1997, parente non troppo lontano dei connazionali Sigur Ròs, ad opera di quattro ragazzi provenienti da esperienze molto diverse: Gunnar, Orvar e le gemelle Gyoa e Kristin Anna. In breve elaborano un genere originale che si distingue per l’impiego di elettronica analogica e digitale abbinata a basi ritmiche con glitch (picchi improvvisi) e strumenti e attrezzi vari che definiscono “vintage”: tastiere giocattolo, fisarmonica, sintetizzatori, chitarre e basso. “Yesterday…” esce nel 1999 e si presenta come un’opera innovativa che rompe schemi e codici suscitando grande interesse. Non sembra ci sia chissà quale lavoro di ricerca, ma tutto nasce spontaneo e con estrema naturalezza.
E’ un’alchimia immediata, semplice, di grande impatto per le atmosfere rarefatte e soffuse. Difficile trovare una classificazione precisa e questo è positivo: ambient? New Age? o minimalismo elettronico? “E’ una musica che viene percepita in maniera differente – sostiene Orvar – C’è chi immagina paesaggi, chi storie fantastiche, chi si lascia solo cullare”.
Per il secondo disco si ritirano per tre settimane in isolamento in un vecchio faro dell’Islanda. La musica assume sonorità folktroniche e diventa più ricca e varia. Poi si susseguono numerosi cambiamenti: il gruppo perde la sua stabilità ma non l’ispirazione e l’orientamento. A Bari sul palco del Teatro Abeliano sono arrivati quattro ragazzi e una ragazza, di sicuro nessuno dei componenti fondatori. Con loro hanno portato le novità del nuovo disco appena terminato, il settimo, che uscirà a breve, a distanza di dieci anni dall’ultima incisione. Il cd è stato registrato proprio in Puglia. Abbiamo così potuto ascoltare delle novità per la prima volta.
Il concerto si snoda su musiche godibilissime, da ascoltare meglio ad occhi chiusi per lasciar fluire emozioni e suggestioni: evocazione di boschi ed elfi, panorami incantati e sospesi nel tempo, dove la fantasia può correre libera tra la magia di notti stellate e la poesia di albe algide. Qua e là sprazzi rock. Il pubblico è rimasto avvolto nel fascino di interni crepuscolari, distese cristalline, piccole gemme elettroniche, leggere pulsazioni, respiri di melodie rarefatte. Il canto è flebile, etereo, delicatamente sospeso. Sono per la maggior parte ballad gradevoli, dove però l’innovazione sembra si sia un po’ impantanata in una sorta di autocompiacimento, tra polifonie analogiche e una sorta di sinfonismo. E mentre i brani strumentali mostrano una grande cantabilità, si prende atto di una sterzata verso tinteggiature di musica pop, per quanto ricercata e sofisticata. Spesso l’”elettronica” strizza l’occhio all’”elettrico”: il risultato è sempre ricco di fascino, ma il momento innovativo risulta debole.
“There Is a Number of Small Things”, “The Ballad of the Broken Birdie Records” sono perle di assoluta bellezza, come la finale “Smell Memory”, articolata e impreziosita di interventi vocali. Cose da Time Zones.
Il tour si concluderà a Bologna dopo essere passato per Roma e Torino.









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