HomeEconomia & SviluppoEconomiaL'Emilia Romagna conquista la Fiera del Levante

L’Emilia Romagna conquista la Fiera del Levante

La Fiera del Levante di Bari è stata una volta per tutte privatizzata. La gestione sarà affidata ad una cordata che include Bologna Fiere, SoGeCos (società del gruppo Bologna Fiere), Ferrara Fiere e la Camera di Commercio di Bari. Con nove voti favorevoli il Consiglio generale ha approvato l’unica offerta ricevuta per la gestione dell’ente.

Sarà affidata in concessione solo una superficie da 90mila metri quadri ad un costo di 100mila euro. Andranno aggiunti i soldi che dovranno essere spesi per la ristrutturazione di alcune aree, per la manutenzione degli immobili, per il pagamento del personale riassorbito. Rimarrà il peso finanziario dei debiti pregressi.

L’unica offerta presentata dalla cordata prevede un forte impegno sullo sviluppo dell’attività fieristica con 25 nuove manifestazioni, l’assorbimento di 24 unità lavorative in esubero su 43 dipendenti ancora in servizio, l’investimento di 3 milioni di euro nella ristrutturazione degli immobili e altri 2 milioni di euro nell’attività di gestione.

Il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Andrea Caroppo, aveva commentato ieri: “La gestione delle rassegne della Fiera del Levante passerà ai privati da oggi, con ogni probabilità. È certamente un percorso positivo: l’ente ha bisogno di una governance in grado di valorizzare le sue straordinarie potenzialità economiche per tutto il territorio pugliese”. “Tuttavia – ha aggiunto – non si può nascondere che si parta con il piede sbagliato. Sarà ratificata la gestione da parte del gruppo di cui la Camera di Commercio di Bari, socio fondatore della stessa Fiera del Levante, è capofila. Il conflitto di interessi è piuttosto evidente, ma nessuno ha inteso fermare la procedura per maggiori approfondimenti. Andiamo avanti. È abbastanza raro dare in gestione un bene per 60 anni ed anche questo dovrebbe costituire l’oggetto di una più attenta riflessione: fra 20 anni, il mercato potrebbe viaggiare su cifre decisamente diverse ma a quel punto l’ente avrebbe le mani legate. E ancora, la cifra: 90 mila metri quadrati di superficie ceduti a 100 mila euro l’anno. Una somma alquanto irrisoria, sebbene sia prevista la quota del 20% sugli utili. Tradotto: abbiamo quasi svenduto un bene economico per oltre metà secolo, privando le future amministrazioni della possibilità di rivedere gli accordi presi. Siamo ancora in tempo per mettere il piede sul freno e analizzare nel merito l’unica offerta pervenuta. Il possibile conflitto di interessi è un ottimo motivo per farlo”.

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Redazione
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