Nel 1734 la Puglia, insieme al resto del Regno di Napoli, passò sotto la dominazione dei Borbone.
La battaglia di Bitonto fu un momento chiave di questo nuovo corso della storia.
Nel 1733 era scoppiata in Polonia una complessa guerra di successione, alla quale parteciparono anche alcune potenze straniere: a favore di Federico III, figlio dell’ultimo e defunto re, si schierarono la Russia e l’Austria, mentre Francia e Spagna (e quindi i Regni di Sicilia e di Napoli) sostennero un parente del re di Francia, il principe Stanislao Leszizynski.
Questa guerra ebbe due teatri: la Polonia e l’Italia.
In Italia, le truppe spagnole sbarcarono a Genova, guidate dal generale Josè Carrillo de Albornoz, duca di Montemar e si unirono, in Toscana, a quelle del Ducato di Parma e a truppe del re di Francia.
Forte di circa 40.000 uomini, l’esercito franco-spagnolo invase lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, che, allora, era un vicereame austriaco.
Il grosso dell’esercito austriaco era impegnato sul fronte polacco, così Carlo di Borbone, duca di Parma e infante di Spagna, potè entrare in Napoli il 10 maggio 1734, alla testa delle sue truppe.
Intanto, il viceré austriaco Guido Visconti si era diretto, con le sue truppe, in Puglia, dove aveva progettato di riunirsi ai reparti del conte Taun, provenienti dalla Sicilia.
Sebbene numericamente inferiori, gli Austriaci decisero di tentare la difesa presso Terlizzi e Bitonto, città che, per conformazione geografica, disponeva di difese naturali.
Un primo scontro notturno fu subito interrotto da un violento temporale, ma, all’alba del 25 maggio 1734, i due eserciti erano pronti a darsi battaglia: da un lato i 14.000 Spagnoli del duca di Montemar, dall’altro 10.000 soldati austriaci, agli ordini del Vicerè e del principe di Belmonte.
All’inizio, l’assalto spagnolo fu respinto dai difensori, i quali, tuttavia, dovettero retrocedere per evitare l’accerchiamento da parte della cavalleria spagnola, proveniente da Andria.
I combattimenti si spostarono quindi verso il mare e durarono fino all’imbrunire.
Alla fine della giornata, alcuni reparti austriaci si rifuggiarono entro le mura di Bitonto, altri ancora si ritirarono verso Bari. Gli Spagnoli avevano conquistato armi, munizioni ed equipaggiamenti ed avevano fatto numerosi prigionieri.
Il giorno successivo gli Austriaci, asserragliati a Bitonto, si arresero di fronte alla minaccia spagnola di abbattere le mura della città a cannonate. Poco prima, il Consiglio cittadino di Bari aveva deciso di consegnare la città agli Spagnoli per non subire vendette e rappresaglie.
Carlo nominò il Montemar duca di Bitonto e fece erigere sul luogo del campo di battaglia un obelisco in memoria dell’evento.
Dopo la conquista egli diventò sovrano di due stati indipendenti: il suo titolo dinastico era quello di re delle due Sicilie.
Il generale Montemar, per punire la città di Bitonto della sua fedeltà e dell’aiuto mostrato al nemico decise di farla saccheggiare ma, secondo la tradizione locale, gli sarebbe apparsa dinanzi la Vergine Maria, intimandogli: «Non oltraggiare questa città, poiché essa è la pupilla degli occhi miei ed i cittadini sono figli miei. Io la difenderò!».
La città, così, venne risparmiata. I bitontini, a ricordo dell’evento ritenuto miracoloso, proclamarono l’Immacolata patrona della città.











