In un’epoca in cui i mezzi di riproduzione musicale sono sempre più tecnologici e all’avanguardia e in cui la qualità e l’inalterabilità del suono nel tempo sono la ragione di tutte le case discografiche La vera sorpresa è il ritorno del vecchio disco in vinile: secondo i dati di FIMI nel primo semestre 2015 il segmento CD è cresciuto del 21%, trainato dall’ottima performance del repertorio locale (+93% in questo primo periodo). Fortissimo il vinile, trainato dall’e-commerce, che sale del 72% e rappresenta oggi il 4% del mercato. Il trend è positivo anche per la musica classica che è salita del 19%. Nel digitale, grazie alla performance degli album (+12% sul download), è cresciuto anche il download totale con un +6% (10,8 milioni di euro).
Lo streaming (audio e video) arriva a rappresentare il 26% di tutto il mercato discografico ed il 62% del digitale: è cresciuto complessivamente del 37% con 17,3 milioni di euro.
Successo che ha avuto un effetto benefico anche sulle aziende che si occupano della stampa dei dischi e della produzione dei giradischi che sono ormai diventati più tecnologici, che hanno dovuto incrementare la produzione e il numero di macchine dedicate.
Senza dubbio ha pesato sulle vendite a parte l’effetto nostalgia e la ritualità della preparazione del vinile alla riproduzione tanto cara a quelli che potremo definire “i figli degli anni ’60 e ’70” potremo dire che anche il ritorno a musica d’autore di altissimo livello ha giocato il suo peso e le vendite dei vinili sono praticamente più che raddoppiate in 5 anni infatti fra gli LP best seller non poteva che esserci 1989 di Taylor Swift (33.500 mila copie vendute); seguono Carrie & Lowell di Sufjan Stevens, AM degli The Arctic Monkeys, Sound & Color a firma Alabama Shakes e Kind of Blue di Miles Davis.
E’ davvero solo un effetto nostalgia temporaneo? C’è da sperare di no.











