HomePoliticaPmi martoriate, e l'Italia non corre

Pmi martoriate, e l’Italia non corre

Ogni euro ricavato ben 54 centesimi (pressione fiscale al 54%) vanno al tiranno fiscale italiano. Si può comodamente dire che abbiamo un socio occulto, di maggioranza, che con un patto leonino partecipa solo agli utili aziendali senza rischio d’alea.

Soltanto Francia (56%) e Belgio (64%) fanno peggio di noi nella vessazione tributaria. La forbice che s’abbatte sulla componente lavoro e sulla componente produttiva, sforbicia in maniera significativa l’attrattività per gli investimenti, che risulta molto modesta.

In quest’humus, c’è anche la beffa della convenienza finanziaria, cioè conviene più elargire dividendi ai soci e non reinvestire in azienda.  Il Jobs Act e la decontribuzione sull’IRAP, agevolano i grandi agglomerati industriali che però peccano di fisicità nel nostro Paese.

Infatti su 4.5 milioni di imprese, soltanto 500mila sono gruppi multinazionali o con più di 15 addetti. Il restante è formato da piccole e medie imprese sotto i 10 dipendenti, che determinano il tessuto sociale ed economico dello Stivale. Qui il fattore umano è determinante, nell’artigianato, nell’agricoltura, nel tessile, la qualità e la formazione fanno da padroni sulla legge dei grandi numeri. Eppure, non siamo capaci di valorizzare questo inestimabile capitale di know-how che abbiamo tra le mani.

A Cernobbio il Ministro dell’Economia Padoan ha promesso, nell’asse dei vincoli di bilancio, incentivi sugli investimenti e abbattimenti fiscali.

Insomma pare un annuncio generico, di circostanza, di quelli che si debbono fare anche quando non si è in grado di realizzare o comunque non si è minimamente pensato alla progettualità concreta della cosa.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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