John F. Kennedy, assassinato 60 anni fa a Dallas il 22 novembre del 1963, è rimasto nell’immaginario collettivo il più amato e famoso presidente degli Stati Uniti. Pur nella sua breve carriera presidenziale ha lasciato un segno indelebile nella società più che nella politica. Figura affascinante e carismatica è stato alfiere della tolleranza, dei diritti civili e delle uguaglianze, in un momento storico in cui tutto negli USA veniva guardato con sospetto sotto le minacce, vere o presunte, del comunismo e della Guerra Fredda. In quegli anni si formarono anche le premesse di quelle idee che avrebbero portato alla contestazione studentesca nei campus americani, a quella rivolta giovanile che avrebbe cambiato la società in tutto il mondo occidentale. Ma soprattutto i fermenti culturali sono quelli che espressero in evoluzione la Lost Generation e la Beat Generation attraversando la Greatest Generation. Sono gli anni del ‘900 in cui il blues diventa jazz per i neri e rock and roll per i bianchi. In seguito nasceranno reciproche contaminazioni.
Ispirandosi alla figura di John Kennedy e al periodo storico da lui vissuto (1917 – 1963) il maestro Roberto Ottaviano del Conservatorio di Bari, insieme ad altri docenti motivati come lui, ha realizzato un progetto musicale con composizioni tutte originali: “JFK – Years of Lightning, Day of Drums”. “Non un eloquio sull’uomo o sulla sua presidenza – afferma Ottaviano – bensì sull’icona pop intorno alla quale sono accadute trasformazioni epocali”. Accenna poi alla controcultura che si andava formando all’epoca, mentre il mainstream del jazz si allargava al “free”, “un jazz che si apriva al mondo della musica globale” approdando anche in Europa.
Il concerto si è tenuto all’Auditorium “Nino Rota” di Bari, sede storica per i musicisti del Conservatorio: ben 10 composizioni molto varie nel sano spirito del jazz strizzando l’occhio qua e là al rock e all’elettronica. Una jazz opera infine, ma senza le caratteristiche di una suite. Frontmen dell’ensemble Roberto Ottaviano (sax) e Flavio Davanzo (tromba); Gianna Montecalvo splendida vocalist dalle innumerevoli risorse; e poi Cettina Donato e Nico Marziliano al pianoforte; Livio Minafra, che ha eseguito due pregevoli assolo alle tastiere elettriche; Vito Di Modugno e Maurizio Quintavalle al basso elettrico e contrabbasso; Fabrizio Savino e Vitoandrea Morra alle chitarre; Giuseppe Berlen alla batteria. E inoltre ai fiati gli studenti, per i quali la serata è stata più importante di un buon voto agli esami: Michele Capriati, Christian Ciciriello, Vincenzo Marinelli, Gaetano Flora, Josh Urbani. I testi sono stati elaborati e letti da Ugo Sbisà, giornalista e docente di Storia del Jazz.
Un concerto equilibrato e godibile, ricco di spunti interessanti, a tratti vivaci, a tratti riflessivi: in particolare abbiamo apprezzato “Cuba” di Davanzo dai toni distesi, “Medusa” (C. Donato) e la complessa ed articolata “Nuendo” di Savino; in chiusura “Be Gentle” di Ottaviano ha chiuso in bellezza quello che si spera diventi un disco. Numerosi e di gran pregio gli assolo di tromba e sax, e sarebbe stato opportuno dare più spazio a pianoforte e chitarre.
Sbisà ha sottolineato alcuni aspetti della vita di Kennedy, ponendo l’accento sull’episodio dell’omicidio a Dallas, sui momenti salienti della fase politica, come i rapporti con Cuba e l’impegno della Guerra Fredda, sulle simpatie per Martin Luther King, e sulla sua fama di donnaiolo compresa la relazione con Marylin Monroe.
FK rimane fortemente nella memoria di chi ha vissuto quegli anni, ma il suo ricordo, come per tutti i miti, rimane avvolto nella nebbia di molti misteri che forse non si dissolveranno mai.











