HomeCulturaArteAl Safara: immagini in viaggio tra la Siria e la Puglia

Al Safara: immagini in viaggio tra la Siria e la Puglia [Gallery]

Descrivere la Siria vuol dire trattare un argomento di strettissima attualità, parlare di guerra e morte, estremismo e dittatura, fughe per la vita e la libertà che sfociano troppo spesso in dramma nel Mar Mediterraneo e sulle coste europee.

Molte iniziative nel corso degli ultimi anni hanno dato testimonianza di quanto succede nel tormentato stato del Medio Oriente, dilaniato da una terribile e, almeno per ora, interminabile guerra civile; tra queste la collettiva Al Safara, che riunisce negli affascinanti ambienti del monastero di San Benedetto di Conversano un gruppo di artisti siriani e pugliesi.

La mostra, una rassegna ideata da Rocco De Benedictis e inserita nell’ambito della XI edizione di Lector in fabula, si configura come un efficace contenitore multimediale in cui pittura, grafica, poesia, fotografia, video, scultura e installazioni sono amalgamate in un fitto dialogo tra interpreti di regioni diverse che fa emerge numerosi punti di contatto tra Siria e Puglia.

Di rilievo internazionale, all’interno della collettiva, è la presenza di Tammam Azzam che, per la prima volta in Italia, offre uno spaccato crudo della situazione siriana; Azzam combina vari mezzi di comunicazione per creare una forma artistica “ibrida” che ha prodotto negli anni immagini di forte impatto visivo, come la celebre riproduzione del Bacio di Klimt su un muro della dilaniata città di Damasco.

Accanto ad Azzam – e a una selezione di video artisti siriani – è presente un nutrito gruppo di pugliesi. Tra questi, Angela Ferrara e Dino Lorusso (MAD_) propongono 17x23x1_Ex voto che, già è presentato nel libro Cake di Manuela De Leonardis, un progetto non profit a sostegno del centro palestinese per le donne Bait Al Karama, è un’installazione di cuori di cioccolato, marzapane e zucchero che possono essere donati e mangiati: “Abbiamo cercato di ribaltare il significato di ‘dolore’, trasformandolo in un significato ‘dolce’ attraverso un rituale materico commestibile”.

Dino Lorusso è presente nella collettiva anche con altri interventi artistici, tra cui la lampada Nur e Play with me, una selezione di fotografie scattate nel 2000 a Baghdad che descrivono la situazione del paese, allora stretto tra la dittatura di Saddam Hussein e le “bombe intelligenti” americane, in un racconto che si muove tra il gioco dei bambini iracheni e il continuo pericolo di morte.

La compagine regionale è arricchita da altri interessanti contributi; Ways to look è il titolo del trittico realizzato da Miki Gorizia (collettivo Softcrash), una riflessione ironica sul non limpido rapporto tra i media, la pubblicità in particolare, e la guerra siriana. Daniela Giglio propone invece Strappo, una scultura che è immagine della rovina delle città colpite dalla guerra e metafora dello “strappo […] nell’identità degli individui […], un passaggio dalla tranquilla convivenza quotidiana al caotico e sanguinoso odio reciproco”; Vito Savino, infine, presenta una serie di opere, intitolata Prima le persone, poi le frontiere, ispirata al cammino dei migranti, in cui si mescolano paure e speranze, condizioni disumane e solidarietà, proiettate in una visione onirica di un viaggio, fisico e insieme spirituale, tra il Medio Oriente e la Puglia.

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