Barcellona, Berlino, Londra. Stiamo scomodando tutte le città per capire (e sognare) quello che sarà il nuovo polo delle arti contemporanee a Bari. La zona che interessa il Teatro Margherita, l’ex Mercato del pesce e la sala Murat diventerà nel giro di qualche mese – la gara sarà aggiudicata a dicembre – una realtà metropolitana dove si potrà scegliere se degustare del cibo di nicchia o osservare foto e installazioni, rigorosamente contemporanee.
E di colpo tornano alla mente le parole dell’allora sindaco Michele Emiliano, quando nel 2007 dopo la cessione della Chiesa Russia in cambio della Caserma Rossani celebrò l’avvenimento come il preludio alla nascita del “Covent garden” barese (l’antica mercato londinese oggi luogo di teatri e cultura).
Ora, inutile dire in quale stato versa l’ex Caserma, che vivaddio è tutto sommato rivitalizzata da giovani dal sapore naif e libertario, ma i timori si affacciano, e con essi le ambizioni. Da tempo l’assessore Silvio Maselli racconta di turisti che arriveranno a Bari e per prima cosa finalmente “potranno chiedersi: vediamo che mostre ci sono” (si veda su pugliain.net di qualche tempo fa) e scopriranno un Mercato del pesce “pensato per gli italiani e non per i giapponesi come Eataly”.
Sarà vero allora che Bari e Barcellona non sono poi così diverse. Non è ancora ben chiaro se quando ti dicono che la città catalana è come la nostra levantina, le facciano un complimento o la schifino un po’.
Vai a capire. Cert’è che un tempo a Barcellona c’era un quartiere, El Raval, legato a squallidi racconti e dubbi costumi, nel 1995 succede che nasce in questo dedalo di vie un trittico di arte contemporanea, uno di fronte all’altro si abbracciano il MACBA (Museo dell’arte contemporanea), il CCCB (centro della cultura contemporanea) e la sede della Facoltà di Giornalismo, quasi a rivendicare una scommessa vinta: giovani artisti, aspiranti scrittori e giornalisti affollano questi luoghi un tempo abbandonati per farne un fulcro di contemporaneità, tra brunch domenicali, musica elettronica e rassegne cinematografiche. Tutto nel giro di pochi metri quadrati.
Un po’ come sarebbe in un attimo, aprire la porta a vetri della sala Murat e spostarsi lì di fronte per un concerto, in quel teatro sull’acqua. Si vedrà.











